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Due milioni di bambini africani salvati da una pasta di noccioline

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MILANO – L’arma più potente contro la malnutrizione dei bambini è una pasta alle noccioline chiamata Plumpy Nut e ideata da un pediatra francese nel 2005. La sostanza salva la vita a due milioni di bambini ogni anno e ora potrebbe essere usata per prevenire i casi di denutrizione soprattutto perché viene prodotto negli stessi Paesi africani colpiti dalla mancanza di cibo con conseguente risparmio di tempo e denaro.
Un’invenzione pari a quella della penicillina, secondo alcuni, che ha la sua forza nella semplicità della somministrazione: non serve un dottore, né un ospedale, nemmeno un frigorifero. I bambini possono mangiare la pasta di noccioline a casa, senza bisogno che sia cucinata nè allungata con l’acqua. Il prodotto una volta aperto non va a male. Gli ingredienti sono quelli base: a parte il burro di noccioline, latte in polvere, grassi vegetali, zucchero, vitamine e minerali.
La malnutrizione uccide un milione di bambini all’anno, 20 milioni quelli colpiti. L’Unicef sta incoraggiando i Paesi africani a produrre il nutrimento in loco. Da quando è sul mercato molte morti sono state evitate. Oggi sono 19 i produttori di Plumpy Nut, tra cui il Sudan, Haiti e il Burkina Faso. Alcuni lavorano in franchising con la compagnia francese Nutriset, altri invece confezionano una versione generica del prodotto.
In Niger l’unica fabbrica esistente, aperta tre anni fa, quest’anno produrrà abbastanza pasta per trattare 300mila casi di malnutrizione: “Produrre in loco è fondamentale – dice all’Independent Ismael Barmou vicedirettore esecutivo della sede -, se dovessimo importare Plumpy Nut perderemmo tre mesi di tempo. Noi dobbiamo pensare a fare in fretta. La pasta è incredibile, porta il bambino alla curva positiva in un attimo”.
Nel 2005 quando fu lanciata la pasta di noccioline venne data a 60mila bambini colpiti dalla fame in Niger, il 90% guarì completamente. L’Oms diede la sua approvazione due anni dopo. Oggi la speranza è di darla ai piccoli prima che si ammalino.

di Monica Ricci Sargentini (corriere.it – Le persone e la dignità)

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