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“Mercantia”, il teatro di strada contro la crisi e l’individualismo

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FIRENZE. Si inaugura oggi, a Certaldo, la 26esima edizione di “Mercantia”, il più importante Festival italiano di teatro di strada. Il borgo medievale della cittadina toscana, celebre per aver dato i natali al poeta Giovanni Boccaccio, farà da scenario, fino a domenica 21 luglio, a centinaia di spettacoli, dalla danza alla prosa, dal piccolo circo alle grandi street band, fino alle performance di teatro contemporaneo.Il tema scelto per quest’anno è ‘La Grande Madre’, perché – come spiega il direttore artistico della kermesse Alessandro Gigli – «durante il quarto di secolo della sua storia, Mercantia ha generato, come una ‘grande madre’, numerosi altri festival e una nuova generazione di artisti di strada. Oggi diventa un’oasi dove rigenerarsi, come nei riti d’iniziazione, come nel ventre della balena. Da Mercantia si esce cambiati, sia come artisti che come spettatori». Non semplice teatro di strada, dunque, ma esperienza multisensoriale che stende i suoi tappeti rossi a grandi e piccini, accompagnandoli tra vicoli, cortili e palazzi della Certaldo più suggestiva.
E se non bastasse questo a prevedere il rinnovato successo di pubblico, ‘Mercantia’ festeggia in questa 26esima edizione anche il VII Centenario della nascita di un certaldese d’eccezione, il poeta e scrittore Giovanni Boccaccio. Fulcro delle celebrazioni è il suo ‘Ninfale fiesolano’, poema incentrato sul difficile amore tra un pastore una ninfa. Letture, performances ed istallazioni reinterpreteranno, in maniera più o meno libera, l’opera boccacciana, offrendone una chiave di lettura attuale ed interattiva. Questo e molto altro è ‘Mercantia’, il cui messaggio non vuole essere così diverso da quello che l’autore del Decameron indirizzava ai suoi contemporanei.  «Fare spettacolo nel borgo di Certaldo – conclude il direttore artistico – rappresenta metaforicamente la fuga dai pericoli del mondo: la peste allora, la crisi economica e l’individualismo oggi. Ma non si tratta di una fuga dettata dall’egoismo, piuttosto di un’occasione unica per rigenerarci, con la cultura e l’arte, per affrontare il domani in modo più consapevole».

di Silvia Aurino

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