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Giornata del benessere sessuale, gli esperti ai giovani: «Consapevolezza prima del consenso»

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Oggi, 4 settembre, si celebra la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale, con lo scopo di abbattere i tabù e promuovere una visione integrale della salute affettiva, ponendo al centro soprattutto le nuove generazioni. Parlare di sessualità giovanile oggi significa esplorare i ragazzi nella loro interezza, unendo due sguardi complementari: quello rivolto alla dimensione interiore dell’individuo e quello focalizzato sul contesto sociale e divulgativo in cui i giovani crescono.

Per compiere questo viaggio a tutto tondo in questa giornata di riflessione sui ragazzi e sul loro futuro affettivo, abbiamo raccolto la testimonianza della Dott.ssa Sonia De Balzo, psicologa e psicoterapeuta, e del Dott. Vincenzo De Falco, psicologo, psicosessuologo e presidente della sezione Campania di ANLAIDS.

Il punto di vista clinico della Dott.ssa Sonia De Balzo offre una chiave di lettura fondamentale per esplorare la gestione delle emozioni nei ragazzi e la percezione del sé. 

Quando parliamo di prevenzione e consapevolezza, non ci riferiamo solo all’aspetto medico. Cosa significa educare a un sesso consapevole ed emotivamente sano?



La prevenzione medica ti dice come evitare una gravidanza indesiderata o un’infezione. La prevenzione psicologica ti insegna a chiederti: perché lo sto facendo? Lo voglio davvero? Come mi sentirò dopo? Educare a un sesso consapevole vuol dire insegnare tre competenze che a scuola nessuno ci insegna. Ritengo che l’attenzione vada posta innanzitutto sull’argomento dell’alfabetizzazione emotiva, nello specifico saper riconoscere se sto facendo sesso per desiderio, per noia, per paura di essere lasciata, per sentirmi accettata; sulla regolazione emotiva, che mi aiuta a capire che posso fermarmi anche a metà se non mi sento più a mio agio, e che questo non è un fallimento; e soprattutto sulla responsabilità affettiva: capire che l’altro non è un corpo da usare, ma una persona con una sua storia emotiva. Un sesso attento alla salute emotiva è quello dopo il quale ti senti più integra, non più vuota. Per me prevenzione non è solo preservativo e pillola. Quello è il minimo. Prevenzione vera significa spostare l’attenzione dal “come non farsi male” al “come farsi bene”. Da Donna e da professionista del settore per me educare a un sesso consapevole significa insegnare che il tuo stato emotivo conta quanto il tuo stato di salute.

 

Dal punto di vista psicologico e relazionale, quali elementi definiscono una sessualità autenticamente libera e consapevole?


Oggigiorno a mio parere c’è un grande equivoco sulla parola “libero”. Tanti giovani pensano che libero significhi fare di tutto, con tutti, subito. Ma quella non è libertà, è spesso prestazione. Dal punto di vista psicologico, libero significa libero dal copione sociale, libero dalla visione patriarcale del porno, libero dal giudizio e soprattutto dall’ansia di dover dimostrare qualcosa. E consapevole significa soprattutto essere consapevole del mio corpo e dei miei limiti in quel giorno, in quel momento, che il desiderio non è sempre lineare, ma soprattutto che la sessualità è relazione, anche quando è un rapporto occasionale. Vivere la sessualità in modo sano non ti rende solo più felice a letto. Abbassa l’ansia, migliora l’autostima, ti insegna a mettere confini in tutti gli ambiti della vita. Chi sta bene nella sua intimità, sta meglio anche fuori. È fondamentale educare i giovani a dire di no senza paura, e sentirsi liberi di dire di sì senza vergogna.

Consapevolezza di sé, rispetto del corpo altrui e cultura del consenso possono prevenire violenza e prevaricazione?



Questa è una domanda di grande importanza. A mio avviso la violenza non nasce mai dal sesso, nasce dal potere. E la prevaricazione inizia molto prima di un atto fisico: inizia quando ignoro un “non so”, un corpo che si irrigidisce, uno sguardo che chiede di fermarsi. Per questo dico sempre che il consenso non è un modulo da firmare, è una cultura della Consapevolezza di sé. Una persona che non conosce i propri confini non può nemmeno difenderli. Significa educare al rispetto del corpo che non è a nostra illimitata disposizione. È considerare un territorio che mi viene aperto solo se invitato. Cultura del consenso per me significa insegnare che il consenso è libero, entusiasta, reversibile e specifico. Se educhiamo i giovani così, non stiamo solo prevenendo la violenza sessuale, stiamo prevenendo relazioni manipolatorie, possessive, dove uno vale più dell’altro. E questa è la vera prevenzione perché la violenza non parte mai da un pugno. Parte da quando non ti ascoltano.

Ci sono secondo Lei delle regole da insegnare ai giovani di oggi?



Si: proteggersi è un atto d’amore per se stessi; conosci te prima di farti conoscere da altri; piacere, non prestazione.


La vostra associazione propone di offrire strumenti concreti di prevenzione ed educazione alla salute per le nuove generazioni. Di cosa hanno davvero bisogno i giovani in Campania per fare prevenzione ed essere informati in modo sicuro?

I giovani hanno bisogno di informazioni corrette, accessibili e prive di giudizio. La prevenzione non può limitarsi a dire ai ragazzi cosa non devono fare: dobbiamo fornire loro gli strumenti per comprendere il proprio corpo, le relazioni, la sessualità, le infezioni sessualmente trasmissibili, la contraccezione e l’importanza del consenso. In Campania, come in molte altre realtà, è fondamentale creare luoghi e occasioni in cui un ragazzo possa fare una domanda senza sentirsi giudicato. Scuola, famiglia, servizi sanitari, associazioni e professionisti devono lavorare insieme. Oggi significa anche educare alla capacità di riconoscere le fonti affidabili sul web. Internet può essere una grande risorsa, ma non tutto ciò che troviamo online è informazione. Un giovane deve sapere a chi rivolgersi quando ha un dubbio e deve poter incontrare professionisti preparati, capaci di parlare il suo linguaggio. La vera prevenzione nasce dalla consapevolezza: conoscere significa poter scegliere, e poter scegliere significa essere più liberi e anche più responsabili.

Infatti oggi spesso i ragazzi cercano informazioni sul web o nella pornografia. Come si aiuta un giovane a passare da una visione distorta del sesso a una sessualità davvero consapevole e rispettosa?

Non credo sia utile demonizzare né il web né la pornografia. Dobbiamo piuttosto aiutare i giovani ad essere consapevole delle scelte, comprendere la differenza tra rappresentazione e realtà. La pornografia NON nasce con l’obiettivo di educare alla sessualità: propone una rappresentazione costruita, spesso estrema e priva di quella dimensione fondamentale che nella vita reale è fatta di emozioni, comunicazione, reciprocità e consenso. Educare alla sessualità significa quindi parlare anche di ciò che raramente viene mostrato online: il diritto di dire sì, ma anche il diritto di dire no; il rispetto dei tempi dell’altro; la possibilità di cambiare idea; il dialogo; la protezione della salute e, soprattutto, l’idea che il piacere non possa mai essere separato dal rispetto. Un ragazzo non va fatto sentire in colpa per le proprie curiosità. Va aiutato a sviluppare senso critico. Dobbiamo insegnargli a chiedersi: quello che sto vedendo rappresenta davvero una relazione sana? C’è reciprocità? C’è consenso? C’è rispetto? Quando diamo ai giovani strumenti culturali e affettivi, la pornografia smette di essere un modello da imitare.

C’è un legame tra educazione alla libertà e prevenzione della violenza di genere?



La libertà sessuale, se correttamente intesa, è innanzitutto libertà di autodeterminazione. Significa che ogni persona deve poter scegliere del proprio corpo, delle proprie relazioni e della propria sessualità senza subire pressioni, discriminazioni o violenze. Ma la libertà non significa assenza di regole: significa, al contrario, riconoscere l’altro come persona libera quanto noi. Per questo il consenso è centrale. Non basta che non ci sia un “no”: deve esserci una scelta libera, consapevole e rispettata. La cultura del possesso nasce quando l’altra persona viene considerata qualcosa che ci appartiene. Educare alla libertà significa invece insegnare fin da giovani che amare qualcuno non significa possederlo, che una relazione non dà diritto di controllare l’altro e che la gelosia non è una prova d’amore. Anche abbattere i pregiudizi è prevenzione. Quando una società smette di giudicare le scelte personali sulla base di stereotipi e comincia a parlare apertamente di affettività, consenso, rispetto e parità, diventa più difficile normalizzare quei comportamenti di controllo e sopraffazione che possono essere alla base della violenza. La violenza di genere non si combatte soltanto intervenendo quando è già avvenuta. Si combatte anche prima, attraverso l’educazione alle relazioni sane.

Qual è il messaggio più importante che vorrebbe lasciare oggi a un ragazzo o a una ragazza che ha dubbi sulla propria sessualità, sul proprio corpo o sulle proprie relazioni?



Non abbiate paura di fare domande e non abbiate paura di chiedere aiuto. Non esistono domande stupide quando si parla di salute, sessualità e relazioni. Cercare informazioni corrette e confrontarsi con un professionista non significa avere un problema: significa prendersi cura di sé. E soprattutto, vorrei che ogni giovane imparasse una cosa semplice ma fondamentale: il proprio corpo non è qualcosa di cui vergognarsi e quello dell’altra persona non è qualcosa che ci appartiene. La sessualità può essere libera soltanto quando è consapevole, consensuale e rispettosa.
di Carmela Cassese

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