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Dermatologia e salute: la cultura della prevenzione oltre i falsi miti
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La gestione dell’esposizione solare e il monitoraggio della salute della pelle rappresentano temi centrali nel dibattito scientifico e clinico. Con l’arrivo della stagione estiva, l’attenzione si concentra sulle raccomandazioni della comunità medica in merito alla fotoprotezione, alla cura dell’età pediatrica e all’importanza dello screening precoce per il melanoma e le altre patologie cutanee. Per fare il punto sulle attuali linee guida e sulle strategie di sensibilizzazione, abbiamo incontrato la Prof.ssa Elvira Moscarella, Professore Associato presso la Clinica Dermatologica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli. Il nostro dialogo non poteva che partire dal momento più atteso dell’anno, l’inizio dell’estate, quando il desiderio di aria aperta rischia di farci dimenticare le più basilari regole di prudenza clinica.
Dottoressa, siamo in estate, le scuole sono finite e le spiagge iniziano a riempirsi. Il sole è un grande alleato della salute, ma può diventare un nemico invisibile. Qual è il primo grande errore che commettiamo nei mesi estivi quando esponiamo la nostra pelle al sole dopo mesi di ambiente chiuso?
«Il primo errore è pensare che la pelle sia “pronta” ad affrontare un’esposizione intensa dopo mesi trascorsi prevalentemente al chiuso. In realtà, durante l’inverno la cute perde parte degli adattamenti naturali al sole e, se ci esponiamo improvvisamente per molte ore, soprattutto nelle giornate di mare, aumentiamo il rischio di scottature e danni al DNA delle cellule cutanee. L’esposizione deve essere consapevole. È importante evitare le ore centrali della giornata, cercare l’ombra sempre, indossare cappello e indumenti protettivi e utilizzare correttamente la protezione solare, ricordando che nessuna crema permette di restare al sole per tempi illimitati».
I bambini hanno una pelle delicatissima e i danni solari subiti nell’infanzia si pagano da adulti. Come si gestisce la protezione dei più piccoli in questo periodo dell’anno e quali sono i falsi miti da sfatare?
«È ben documentato che le scottature prima dei 15 anni di età rappresentano uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del melanoma e in generale dei tumori cutanei in età adulta. Per questo motivo è importantissimo evitare che I bambini si scottino al sole. Nei neonati è consigliabile evitare l’esposizione diretta al sole. Per i più grandi la protezione non si limita alla crema solare: cappellino, magliette, occhiali da sole e ombra sono strumenti altrettanto importanti. Tra i falsi miti più diffusi c’è l’idea che sotto l’ombrellone si sia completamente protetti oppure che una pelle già abbronzata non abbia più bisogno di protezione. Non è così: una quota significativa dei raggi UV raggiunge comunque la pelle».
In estate il corpo è più scoperto ed è più facile guardarsi. Ci aiuta a capire, in modo molto pratico, quando un neo deve metterci in allarme e spingerci a prenotare una visita?
«La regola più semplice è quella dell’ABCDE: Asimmetria, Bordi irregolari, Colore disomogeneo, Dimensioni superiori ai sei millimetri ed Evoluzione, cioè qualsiasi cambiamento nel tempo. Un neo che cresce, cambia colore, forma, sanguina o soprattutto appare diverso dagli altri merita sempre una valutazione dermatologica. Due regole molto semplici sono quella del “brutto anatroccolo” e di “cappuccetto rosso”. Il Brutto anatroccolo indica un neo più scuro rispetto agli altri, cappuccetto rosso è invece un elemento chiaro, rosa o rosso, tra altri nevi prevalentemente di colore marrone. Imparare a osservare la propria pelle è uno strumento prezioso di prevenzione. Solitamente ogni individuo ha quello che viene definito un pattern prevalente dei nei, cioè una tipologia prevalente, tutti I nei di una persona tendono ad assomigliarsi tra loro. Per questo motivo, tutto ciò che si discosta dalla tipologia prevalente dei propri nei merita attenzione».
Il melanoma è il tumore cutaneo più aggressivo, ma non è l’unico. Ci sono altre patologie della pelle, tumorali e croniche. Quali sono i ‘campanelli d’allarme’ a cui prestare attenzione?
«Oltre al melanoma esistono il carcinoma basocellulare e il carcinoma squamocellulare, molto più frequenti. I segnali da non sottovalutare sono lesioni che non guariscono, sanguinano facilmente, formano croste persistenti o cambiano progressivamente aspetto. Anche un peggioramento improvviso di patologie infiammatorie croniche della pelle merita attenzione. La pelle ci parla: se una lesione persiste o cambia comportamento, è opportuno rivolgersi al dermatologo».
La mappatura dei nei e le visite dermatologiche tempestive spesso si scontrano con lunghe liste d’attesa nel pubblico o costi elevati nel privato. Quanto incide la disuguaglianza socio-economica sulla diagnosi precoce e cosa si sta facendo per rendere la prevenzione davvero accessibile a tutti?
La diagnosi precoce è uno degli strumenti più efficaci per ridurre la mortalità dei tumori cutanei, ma l’accesso ai controlli non è sempre uniforme. Un primo problema è di tipo culturale, e riguarda la consapevolezza dell’importanza dei controlli. A ciò si aggiungono le difficoltà economiche e le lunghe liste d’attesa che sono spesso un problema ricorrente degli ambulatori pubblici. La società italiana di dermatologia, SiDeMast (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmissibili) organizza periodicamente campagne di screening e sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza dell’importanza della prevenzione».
Se dovesse riassumere tutto in un unico, fondamentale appello da lanciare ai nostri lettori che si apprestano a vivere i mesi caldi, qual è il messaggio che può davvero salvare una vita?
«Il messaggio è questo: la pelle non ha bisogno di abbronzarsi per essere sana. Per molti anni abbiamo associato l’abbronzatura all’idea di benessere, ma oggi sappiamo che è una risposta di difesa della pelle a un’aggressione: quando si abbronza, la pelle sta cercando di proteggere il proprio DNA dai raggi ultravioletti. È una protezione naturale, ma è modesta e non impedisce che il danno continui ad accumularsi. Per questo il consiglio non è imparare a prendere il sole, ma prenderne il meno possibile. Se si è all’aperto, la scelta migliore è privilegiare l’ombra, soprattutto nelle ore centrali della giornata, e utilizzare indumenti, cappello e occhiali como prima forma di protezione. La crema solare è importante, ma non deve diventare il lasciapassare per rimanere al sole più a lungo. Vale per tutti, anche chi ha una pelle scura o è già abbronzato continua ad accumulare danni se l’esposizione è intensa e prolungata. Il fototipo modifica il rischio di scottatura, ma non elimina il rischio di tumori cutanei né quello dell’invecchiamento della pelle. L’abbronzatura non è un obiettivo di salute. La vera prevenzione consiste nel ridurre la quantità di raggi ultravioletti che raggiungono la nostra pelle nel corso della vita. Ogni ora trascorsa all’ombra è un investimento sulla salute della pelle di domani».
di Carmela Cassese






