Il piano di azione è fermo, nessuna struttura per i ragazzi all’ex ospedale militare. E i comitati protestano

Un progetto di riqualificazione per la creazione di strutture sportive e ricreative in favore dei ragazzi rimasto fermo al palo, svilendo un processo partecipato su cui associazioni, Enti, Università Comune di Napoli, circa 40 soggetti in tutto, avevano invece puntato molto negli anni addietro. L’ex ospedale militare della Santissima Trinità delle Monache ai Quartieri Spagnoli, di proprietà del Demanio, è da circa trent’anni per larga parte un vetusto e abbandonato complesso. La maggior parte degli edifici di cui si compone è infatti chiusa oramai 1992 senza soluzione di continuità. La speranza di riqualificarlo e riconvertirlo in una “community hub’’ era affidata ai fondi del programma europeo 2014-2020 Urbact, che avevano dato vita attraverso un piano d’azione alcuni anni fa a un “laboratorio di progettazione sociale partecipata” del Comune di Napoli’’. Un programma da oltre 100 pagine in cui si parlava di riutilizzo per il bene collettivo connesso al recupero ambientale vista anche l’adiacenza con quello conosciuto ora come Parco dei Quartieri Spagnoli, tuttora aperto al pubblico sebbene soltanto sino alle ore 14 per la presenza al massimo di 3 dipendenti comunali. Nel tempo però quel processo in cui confluivano idee e contribuiti è scemato. Risultato? Il degrado di prima, è il degrado di oggi se non peggio. Si spiega anche così l’iniziativa di giovedì del gruppo facente parte dei Comitati Sgarrupati e Verità e Giustizia di Ugo Russo e della squadra di calcio popolare Spartak San Gennaro: l’affissione di striscioni sulla porta di uno degli ingressi dell’edificio in cui si ricorda la mancata trasformazione dell’ex Ospedale Militare. “Questo portone chiuso è una truffa per la città!’’ e “Solo Chiacchiere sui Ragazzi e le Ragazze dei Quartieri /Zero strutture per lo Sport oggi come Ieri” il contenuto degli striscioni.  «Il percorso produsse un piano di azione sociale restato purtroppo lettera morta – affermano i promotori dell’iniziativa – per la serie “come distruggere l’idea stessa di partecipazione”, dopo la fase progettuale e dopo un uso emergenziale per ospitare le famiglie di un palazzo pubblico pericolante, la struttura è chiusa e abbandonata ormai da due anni». Dall’oblio è emersa una voce, tuttora da confermare: il trasferimento in almeno parte della struttura della nuova Commissariato di Polizia di zona distante ora circa 300 metri. «Un uso totalmente estraneo alla progettazione sociale per la quale sono stati impegnati i fondi Urbact» aggiungono dai Comitati.

Il contenuto dell’Urbact e la trasformazione in una Community hub – Nel programma di rigenerazione di uno dei “giganti dormienti’’, in cui si parla di “sperimentazione di un partenariato pubblico-civico’’ con protagonisti l’amministrazione comunale e la Comunità per il Parco dei Quartieri Spagnoli tra le altre cose si legge: “Secondo la visione di trasformazione condivisa dai membri dell’Urbact Local Group, il “Parco dei Quartieri Spagnoli” dovrà diventare un “Community Hub – incubatore di cittadinanza attiva”: un luogo sperimentazione di un modello di gestione innovativo e inclusivo che coinvolga la cittadinanza’’ e “un luogo di sperimentazione di un nuove forme di democrazia partecipata’’.

Il parco – Non è certo nelle condizioni ottimale nemmeno il parco pubblico nei pressi dell’ex ospedale militare, non fosse altro per le sole 3 persone che ora ne garantiscono l’apertura e la chiusura con non poche difficoltà. A risentire di questa penuria di dipendenti, la cura delle aiuole e del verde attorno alla struttura e alla Palazzina H dove si svolgono attività per ragazzi e adolescenti a cura di un’Ati (Associazione temporanea di impresa) che vede l’Associazione Quartieri Spagnoli come ente capofila. La stessa associazione, peraltro, gestisce anche il campetto situato del parco, soluzione avversata dallo Spartak San Gennaro e dai Comitati Sgarrupato e Verità e Giustizia di Ugo Russo che accusano: «Il campo di calcetto, in perfette condizioni, è inutilizzato e inaccessibile alle bambine e ai bambini, ai ragazzi e alle ragazze del nostro quartiere» mentre «lo stesso parco è aperto del resto solo per pochissime ore al giorno, privo di giostre e giochi». Nel frattempo, dopo mesi di stallo, dallo scorso maggio sono ripartite le interlocuzioni tra Comune e Demanio per il passaggio a Palazzo San Giacomo del giardino superiore, di quello inferiore. Ma già rimane un intoppo bello grosso: il Demanio vuole concedere queste aree a titolo oneroso (un fitto in pratica), richiesta che il Comune non contempla sia per una questione meramente economica che di valutazione politica visto che il confronto è tra due enti pubblici. 

di Antonio Sabbatino