“Non possiamo più aspettare’’: migranti e rifugiati in piazza per rivendicare ascolto

Permesso di soggiorno di emergenza viste l’attuale condizione pandemica globale, per tutelare gli stranieri senza diritto all’assistenza sanitaria e contratti di lavoro da definirsi tale. Emersione delle condizioni di illegalità e clandestinità lesiva delle dignità di ogni persona. Saranno queste le due principali richieste, che ne contemplano di rimando diverse altre, che il Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli insieme all’Ex Opg e altri realtà territoriali inoltrerà alla Prefettura di Napoli giovedì 17 giugno in occasione del corteo che partirà alle ore 10 da piazza Garibaldi. A preannunciarlo questa mattina in conferenza stampa all’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino i promotori dell’iniziativa ancora una volta recante come in passato lo slogan “Non possiamo più aspettare’’. Sott’accusa finisce ancora una volta la sanatoria contenuta nel Dl 34/2020 che fu approvata nell’agosto 2020 per volontà dell’allora ministro per l’Agricoltura Teresa Bellanova facente parte del Governo Conte II. Quel provvedimento, almeno nelle intenzioni, dava la possibilità ai lavoratori sia stranieri che italiani impegnati come lavoratori agricoli, colf e badanti di regolarizzare i rapporti di lavoro con i datori (e per gli stranieri stessi di ottenere una deroga semestrale dopo la scadenza dei termini del permesso di soggiorno per continuare a lavorare). 

I limiti della sanatoria – «Già l’anno scorso avevamo denunciato come questa sanatoria per noi fosse una truffa ed effettivamente si è rivelata tale, ora numeri alla mano ce lo confermano» ribatte Mariema Faye del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli ed Ex Opg ricordando poi i numeri già snocciolati in precedenti sit-in all’esterno della Prefettura: «Solo su Napoli 19.000 richieste di emersione per avere la sanatoria. Ad oggi sono state convocate meno di 100 persone per motivi quali licenziamento o decesso di padrone di lavoro». Gli stranieri presenti sul territorio nazionale senza il permesso di soggiorno non hanno accesso a cure mediche e sanitarie e, per motivi di estrema necessità familiare, sono costretti ad accettare accordi lavorativi tutt’altro che tutelanti. Questi “invisibili’’, secondo alcune stime sarebbero all’incirca 700.000 in tutt’Italia. «La sanatoria è un regalo fatto ai padroni, che hanno mano libera nel ricattare i lavoratori. La circolare del Ministero dell’Interno dice che se tu perdi il posto di lavoro perdi la sanatoria e questa è una follia. Immaginate soltanto alle condizioni di lavoro e contrattuali (6 mesi) a cui sono sottoposti ad esempio i lavoratori agricoli» dice ancora Mariema Faye. Le difficoltà sono state ancor più acuite dalla diffusione del Coronavirus come ricorda un altro portavoce del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli ed Ex Opg, Abdel El Mir. «La gestione del Covid nei centri d’accoglienza è stata carente – dice senza fronzoli El Mir – Al di là di qualche indicazione arrivate dalla Regione Campania e dai primi Dpcm del Governo, le misure realmente adottate sono state nulle. Abbiamo avuto situazioni di sovraffollamento in cui era impossibile rispettare le norme anti Covid e di distanziamento. Persone che hanno chiesto la sanatoria, un fallimento per lo Stato se vi si ricorre, hanno fatto una quarantena per più di un mese senza spazi e persone si infettavano perché stavano troppo vicine. L’atteggiamento del governo regionale e nazionale continua ad essere di tipo repressivo». Burocrazia, lentezza nelle convocazioni di chi ha inoltrato domande di sanatoria – con la Prefettura che vista anche la carenza spesso di risorse riesce a convocarne non più di poche decine ogni volta – e ghettizzazione generano insicurezza e ansia nei migranti “invisibili’’ peraltro il più delle volte esclusi dalla campagna vaccinale per contrastare il Covid proprio perché senza diritti formalmente riconosciuti. «In molte campagne dell’Italia e della Campania, ma anche nei centri abitati come ad esempio nel cuore di Napoli e attorno a piazza Garibaldi, si sono formati dei veri e propri ghetti che noi abbiamo sempre denunciato nella sordità istituzionale: è una vergogna per l’intero Paese che nemmeno il Covid è riuscita a scalfire» dice ancora Abdel El Mir.

L’appello – In occasione del corteo del 17 giugno il Movimento Migranti e Rifugiati Napoli ha lanciato anche una lettera appello già diffuso sui social dal titolo “Le nostre vite non possono più aspettare’’. «Anche noi che ci considerate “stranieri” – si legge tra le altre cose nel testo – abitiamo questa città e anche noi, come tutti, abbiamo dovuto affrontare molteplici difficoltà causate dalla pandemia: il rischio di contagi, la perdita del lavoro, l’impoverimento, l’obbligo di restare in case spesso sovraffollate e in strutture d’accoglienza con condizioni di pulizia inadeguate. Essere irregolari non è una scelta. Sono le leggi varate dal governo ad ostacolare e limitare l’accesso ai titoli di soggiorno.
Essere irregolari in questo Paese significa essere privati dei diritti e dei bisogni di base fondamentali. Non avere un permesso di soggiorno significa, innanzitutto, ad oggi, non vedersi garantito il diritto alla salute. E se essere esclusi dalle cure mediche è una vera e propria violenza in generale, cosa può significare nel momento in cui il mondo intero sta affrontando una pandemia?». 

di Antonio Sabbatino