Portici, Villa Fernandes aderisce alla “Notte del lavoro narrato”

Tappa anche a Portici per ‘La notte del lavoro narrato’, la manifestazione che da sette anni (quella del 2021 sarà l’ottava edizione) racconta il mondo del lavoro attraverso spettacoli, letture, musica in una maratona che coinvolge tante città italiane, che inizia il 30 aprile e si conclude all’alba del primo maggio. Una notte intera per parlare, attraverso i tanti canali della creatività e della scrittura, delle problematiche di chi lavora: tema oggi più che mai attuale, in tempi di Covid. Covid che potrebbe incidere anche sull’edizione 2021 dell’evento: nelle prossime settimane, in base alle decisioni del Governo, si capirà se sarà possibile metterla in scena ‘dal vivo’  o solo online. Nel frattempo fioccano le adesioni.

Una di queste è quella di Villa Fernandes, hub e incubatore sociale animato da 23 associazioni che danno vita a progetti e iniziative nella cornice più che simbolica di un bene confiscato alla camorra. A dare notizia dell’adesione a ‘La notte del lavoro narrato’ è stato Vincenzo Moretti, sociologo e narratore, ideatore della manifestazione insieme ad Alessio Strazzullo con la direzione e l’organizzazione di #lavorobenfatto e jepis bottega.

Villa Fernandes sarà solo una delle associazioni e rete di associazioni che presteranno luoghi e voci al racconto dell’Italia attraverso il lavoro ben fatto di uomini e donne accomunati, spiegano gli ideatori del progetto, «da questa voglia di fare bene le cose, di trovare nel lavoro il senso di una vita più ricca e dunque più degna di essere vissuta, di contribuire tutti assieme, portando ciascuno il proprio mattoncino, al Rinascimento dell’Italia».

Dare valore al lavoro, meno ai soldi; a ciò che le persone sanno e sanno fare, e meno a quello che hanno: questo lo spirito racchiuso nell’appuntamento del 30 aprile che vuole raccontare un Italia che crede nel lavoro «come identità, dignità, diritti, responsabilità, autonomia, futuro e dunque non lo considera soltanto un mezzo, una necessità, ma anche un fine, una possibilità».

di Bianca Bianco