Misure alternative al carcere per chi necessita di cure, il report del Garante: «Più buone prassi, meno criticità»

Rafforzare l’organizzazione delle strutture come le Rems (Residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza) e dei piani di cura Trattamento sanitario obbligatorio (Tso), per accogliere al meglio gli ospiti degli istituti penitenziari che necessitano di accedere a misure alternative alla detenzione. A sottolinearlo è il garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello, presentando all’isolato F13 della Regione Campania il nuovo report alla presenza del presidente del consiglio Regionale Gennaro Oliviero, della vicepresidente del consiglio regionale Valeria Ciarambino, della presidente della Commissione cultura Bruna Fiola e di esperti del settore di questa particolare branca medica. Partiamo dalle Rems, nate per sostituire nei fatti gli Ospedali giudiziari psichiatrici che non esistono più dal 2014 dopo l’approvazione della legge 81.

I numeri del Rems – Secondo il report in Campania le strutture definitive sono soltanto 2, quella a San Nicola Baronia e a Calvi Risolta (da 20 posti ciascuna), altrettante sono quelle in regime temporaneo-Mondragone e Vairano che ospitano in totale 44 persone. In Campania, come sottolineato dal garante regionale dei detenuti Ciambriello, «ci sono 19 persone (70 a livello nazionale ndr.) che malgrado un giudice abbia detto debbano uscire dal carcere per accedere ad un Rems continuano a rimanerci. Di questo sono preoccupato». Nello stesso report si legge come, stando a quanto detto in Parlamento nel giugno 2020 dal Garante Nazionale dei diritti delle persone private delle libertà Mauro Palma “253 persone, pari a ben il 41% degli ospiti delle Rems, sono destinatari di misure provvisorie’’ e “1/3 degli attuali ospiti delle Rems sono autori di reati modesti, spesso di natura bagatellare e di scarso allarme sociale’’.

I dati sui Spdc/Tso  – Numeri indicativi anche per ciò che concerne i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura connessi al Trattamento sanitario obbligatorio. Le carenze numeriche e strutturali si evincono praticamente in tutte le Asl campane, con il fenomeno in certi casi acuiti dall’emergenza Covid che ha comportato una contrazione di quasi il 15% dei posti letto passati da 140 a 120 posti secondo quanto rilevato dal garante che ha condotto gli studi unitamente alla cooperativa Articolo 1 e all’associazione Psichiatria Democratica. Qualche esempio: nell’Asl Napoli 3 Sud, su un milione e centomila abitanti c’è un solo Spdc all’interno di un presidio privato dell’ospedale Maresca di Torre del Greco. Nell’Asl Napoli 2 Nord i presidi sono due: all’ospedale La Schiana di Pozzuoli che ha subito una riduzione di posti letti, passati da 12 a 8, e 6 all’ospedale di Frattamaggiore. Nell’Asl Napoli 1 Centro i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura sono 3: uno all’ospedale San Giovanni Bosco, con 16 posti e 2, da 8 posti ciascuno per uomini e donne all’Ospedale del Mare. Con l’incontro di oggi, chiosa Ciambriello, «vogliamo offrire insieme a Psichiatria democratica e alla cooperativa Articolo 1 degli strumenti per migliorare le buone prassi e scongiurare la criticità. Faccio anche un appello alla politica perché intervenga».

di Antonio Sabbatino