Santa Fede liberata, presidio solidale nel cuore di Napoli

Un pranzo solidale di, domenica, per celebrare i 6 anni dall’avvio di una serie di attività – sociali, culturali, artistiche – nel cuore del centro storico. A Santa Fede Liberata, luogo di aggregazione all’interno dell’ex oratorio di Santa Maria della Fede in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, in cui vengono partorite e sviluppate idee di mutualismo, il compleanno si celebra in nome della convivialità stando ovviamente attenti a rispettare le norme anti Covid. Siciliana al forno, frittata di patate e un bicchiere di vino, eccolo il menù scelto per l’evento creato anche per dare la possibilità a chi lo volesse di effettuare una donazione con l’obiettivo di assicurarsi fondi sufficienti da utilizzare per la continuazione del percorso di Santa Fede Liberata. Era il 13 dicembre 2014 quando la struttura venne ripulita dagli attivisti che, in concerto, hanno fatto del posto un punto di aggregazione e di dignità umana che l’egoismo e l’ignavia spesso sotterrano.

Intanto da Santa Fede Liberata si riflette sul percorso degli ultimi 6 anni: «Al di là dell’occasione del compleanno e del pranzo solidale, tracciando un bilancio mai avremmo immaginato di arrivare a fare tanto. Abbiamo creato la mensa solidale, qualcuno utilizza Santa Fede come dormitorio» perché rimasto senza un tetto (la questione degli sfratti esecutivi nel centro storico, in parte connessa alla turistificazione è un’emergenza vera da anni). Senza dimenticare le varie attività e corsi musicali, teatrali, di danza, laboratori creativi, di lettura, cineforum, i percorsi volti a garantire le tutele psicologiche e mediche, con l’ausilio di esperti, che il nostro portale ha raccontato in diverse occasioni raccogliendo le testimonianze di organizzatori e partecipanti.

«Tante famiglie, anche a causa dell’epidemia da Coronavirus – si sono ritrovate senza lavoro a causa della crisi e per molti crearsi un nuovo avvenire è difficile – afferma Gino Aveta – Ci sono tanti invisibili che dopo lo scoppio della pandemia sono ora diventati visibili. Il pranzo solidale a Santa Fede Liberata è sempre stata una nostra prerogativa». Da Santa Fede poi ribadiscono che, anche per il futuro, l’intendimento sarà «realizzare un’esperienza concreta di comunità, consapevoli che si tratta di un processo complesso che necessita di grandi risorse economiche, organizzative e sociali. La nostra è una progettazione partecipata».

di Antonio Sabbatino