A tutela dei tesori di Gaiola: la sinergia tra studiosi, volontari e forze dell’ordine

Gaiola luogo di tesori nascosti e da proteggere. 

Con la polpa che si ricava da un chilo di ricci di mare, secondo un rapido calcolo, si possono insaporire circa 300 grammi di spaghetti. Sarà per questo che il piatto, tipico della tradizione pugliese e siciliana, è diventato così di moda. Pur di accaparrarsi i ricci, i pescatori di frodo non esitano ad avventurarsi fin dentro le aree marine protette, con una recrudescenza del fenomeno che sta portando conseguenze drammatiche sull’intero ecosistema. Peraltro, questa attività di pesca illegale, oltre ad incidere drasticamente sulla popolazione della specie, provoca ripercussioni negative sull’intera comunità biologica marina costiera.

La rarefazione del Paracentrotus lividus (il cosiddetto “riccio femmina”), ad esempio, ha immediate ripercussioni negative sull’abbondanza degli stock ittici degli Sparidi, essendone una delle fonti di nutrimento principali. La lotta alla pesca di frodo dei ricci di mare, dunque, è una priorità. Lo è per le forze dell’ordine ed i volontari del Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus, ente gestore del Parco Sommerso di Gaiola. Il Parco è una Riserva Marina dello Stato istituita con decreto interministeriale del 2002.

«Eppure ci siamo resi conto che nonostante il Parco esista da 17 anni ancora c’è molta confusione sulla conoscenza delle regole che lo governano, nonostante il continuo lavoro di informazione ed educazione ambientale che qui si fa tutti i giorni», spiega Maurizio Simeone, responsabile del Parco Sommerso di Gaiola. E così gli abusi sono molto frequenti. Ma anche i sequestri. L’ultimo è di gennaio, quando il nucleo carabinieri subacquei ha fermato proprio due pescatori di frodo. Provenienti da Torre del Greco, svolgevano l’attività con un piccolo natante munito di un compressore in grado di insufflare aria in continuo al subacqueo in immersione.

All’arrivo degli uomini dell’Arma i pescatori di frodo avevano già riempito due sacchi di ricci di mare per un totale di circa 38 chili, pari a circa 1000 esemplari.

> di Francesco Gravetti