Vi presentiamo Anna, nata in un ospedale senegalese grazie ai volontari italiani

senegalNAPOLI – Metti un giovane medico volontario, un’associazione che promuove cooperazione nei paesi sottosviluppati dal 1974 e poi un gruppo musicale. Il risultato si chiama Anna. Nata il 13 maggio scorso, a Mbour, Senegal, Anna sta bene, pesa circa tre chili e ha degli occhioni profondi. Ha inaugurato la sala parto del poliambulatorio costruito nel 1986. Una sala attrezzata dove proprio a partire da maggio le donne possono partorire in totale sicurezza ed i neonati ricevere tutta l’assistenza post-natale di cui hanno bisogno. E così Anna non è tornata a casa in una bacinella, ma infagottata in un telo dai colori africani, sfumature di una vita che scoprirà piano.

CPS – «Prima di costruire la sala parto le mamme erano costrette a far nascere i figli dove capitava, poi proprio dopo il parto camminavano anche 3 o 4 chilometri per portare i neonati nel poliambulatorio che abbiamo costruito nell’1986. Li portavano dentro una bacinella”. Francesco Somma è il pronipote del fondatore della Cps ed è lui il giovane medico volontario che ricopre anche il ruolo di vicepresidente dell’associazione. Dopo un viaggio in Senegal nel 2009, durante il quale aveva assistito a una serie di parti a rischio, Francesco Somma ha avviato la raccolta fondi per ampliare quel progetto partito con Anna Salvati, una delle coordinatrici della comunità. Ed è da qui che viene il nome della prima bambina nata poi cinque anni dopo l’avvio realizzato anche grazie ai fondi ‘Pro-solidal’. «Dare una possibilità a nuove vite». La professoressa Amalia Dema, presidentessa della Cps, sa benissimo che il loro impegno ed il loro sforzo non potrà mai salvare tutti i bimbi. «Ma è un ottimo inizio per puntare l’attenzione sul tema della maternità – spiega Amalia Dema – in Senegal dopo la costruzione della sala parto nel poliambulatorio la gestione medica è sotto la sanità senegalese e abbiamo voluto puntare proprio sulla possibilità di regalare alle donne un momento importante da vivere in totale sicurezza». Prevenzione, trasmissione madre-figlio, umanizzazione del parto, assistenza pre e post natale, piccoli impegni di welfare familiare sono le tematiche su cui ha insistito la Cps, lasciando così un segno tangibile in Senegal.

LA MUSICA – I volontari hanno lavorato creando una rete sul territorio italiano che ha coinvolto non solo i rappresentanti del Senegal ma anche giovani musicisti. «Siamo orgogliosi di aver contribuito a far nascere i bambini con i nostri concerti». Cat Girace è uno dei componenti del gruppo The social guitar project: come tutti gli altri volontari anche il gruppo musicale ha partecipato alla realizzazione della sala parto, “adottando” i neonati . «Abbiamo fatto tanto – continua Cat Girace – abbiamo organizzato molti concerti a scopo benefico senza detrarre le spese. E vedere il volto di Anna ci ripaga di tutto questo sforzo. Intanto con il prossimo Big City Live tour che partirà a breve contribuiremo a finire il lavoro perché ci sono ancora delle strutture da perfezionare”.

LE DONNE – Un valore, quello delle donne senegalesi, che la Cps di Castellammare di Stabia ha ben compreso, aiutando, infatti, le donne di una cooperativa di Medine, sempre nella periferia di Mbour, ad accedere ad alcune linee di credito per lo sviluppo del settore agricolo. Fondi che hanno consentito di riparare due mulini per la trasformazione dei cereali, ad acquistare miglio e materiali per imballaggio.

di Maria Elefante

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