Modena: l’eccellenza del Polo Biomedicale ad un anno dal terremoto

OLYMPUS DIGITAL CAMERABOLOGNA – In ottima ripresa a Modena, il settore dell’industria Biomedicale. Sono passati appena 17 mesi dal terribile sisma che fece tremare così forte la terra in Emilia, che solo nel modenese in un’area di quasi mille chilometri, oltre alle abitazioni, palazzi e chiese storiche, distrusse l’intero polo industriale, in particolare la zona dell’area nord, Cavezzo, Concordia, Medolla, Mirandola, San Felice sul Panaro, San Prospero, dove erano dislocate il 95% delle aziende, grandi e medie, del più importante Polo Biomedicale d’Italia. Eppure in quelle stesse aziende, i macchinari sono tornati a funzionare a pieno ritmo e la produzione si è ripresa e, nonostante anche la crisi, torna a essere eccellenza italiana in Europa, senza aver ancora ricevuto un solo euro dalle istituzioni. Sembra incredibile, ma è così e lo spiega l’Ing. Paolo Poggioli, ex industriale, fondatore e socio di Consobiomed, un validissimo consorzio di piccole medie imprese operanti nel settore biomedicale.Sono stato un fondatore di Consobiomed e sono rimasto consigliere, anche se ho smesso di fare l’imprenditore. Non ho il feeling completo della sofferenza di un imprenditore che sta aspettando i soldi dallo stato. Nonostante la nostra sede fosse stata resa inagile dal sisma, abbiamo comunque, portato un notevole aiuto agli imprenditori fornendo informazioni su strutture rimaste agibili localmente e su altre al di fuori del nostro distretto. In realtà, quest’aiuto è stato dato atutte le aziende locali, in considerazione del periodo terribilmente critico. Onestamente, solo il forte carattere degli imprenditori locali ha permesso una ripresa quasi immediata. Non certo l’aiuto dello stato. Già il giorno dopo il primo terremoto, gli imprenditori si sono dati da fare per spostare le produzioni in altre località sicure e in edifici agibili. Non è stato molto facile, perché i dispositivi “disposable” (usa e getta) devono essere prodotti in speciali locali, ad atmosfera controllata e in pressione, chiamati “camere bianche”. Ancora oggi, alcune aziende portano, in autobus, i propri dipendenti in camere bianche lontane anche 60/70 Km da qui. Tutto questo, in attesa che i propri capannoni, e le proprie camere bianche, siano ristrutturati o ricostruiti. Credo che chi non sia stato in queste zone non potrà mai capire quello che è stato fatto senza aiuti dall’alto”. Consobiomed si sta muovendo con nuove interessanti soluzioni, tra cui anche promuovere le vendite all’estero, cosa non facile perché i prodotti medicali possono essere venduti al di fuori dell’Europa, dove vige il marchio CE, solo rispettando le specifiche regole e registrazioni di ogni nazione.  Sempre nel modenese, a Medolla, c’è La Gambro, azienda multinazionale svedese leader nel campo della dialisi, che ha cominciato da sei mesi le azioni di ricostruzione nello stabilimento. A seguito del sisma, l’azienda ha dovuto spostare nel raggio di 30 km da Medolla i propri dipendenti attivando altri 3 stabilimenti temporanei: a Crevalcore (BO) a Poggio Rusco (MN), a Modena. Una volta superata l’emergenza iniziale, durante la quale nessuno dei pazienti dializzati italiani è rimasto senza trattamento, grazie a uno sforzo enorme da parte di tutti i dipendenti, è ricominciato il progetto di ricostruzione. Nel frattempo le produzioni di Crevalcore e Poggio Rusco sono arrivate al massimo della capacità produttiva, riportando al lavoro tutti i dipendenti precedentemente in cassa integrazione (oggi solo 7 sono ancora in Cassa mentre a giugno 2012 erano 500, 100 a ottobre 2012 e 40 a febbraio 2013). “La difficoltà principale è oggi riuscire a gestire le attività quotidiane perché costretti a lavorare su quattro siti ”, – racconta Biagio Oppi, Public Relations & Communications Manager – Italy della Gambro Dasco S.p.A. –“ in più, oltre ai compiti di routine, stiamo lavorando anche sulla ricostruzione. Essere riusciti a ripartire in così poco tempo, ci ha permesso di garantire le forniture dei prodotti salvavita ai pazienti e questa è la cosa più importante, che ognuno di noi, nel suo intimo, ha sempre avuto in mente, anche durante il periodo più brutto del terremoto… quando alcuni di noi avevano perso la casa, altri dormivano in auto e le condizioni personali non erano semplici.”. di Paola Amore 

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