Egitto, Amnesty denuncia: detenuti pro-Morsi senza diritti

IL CAIRO – Numerosi detenuti arrestati il mese scorso al Cairo dopo lo sgombero di due grandi manifestazioni di sostenitori dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi sarebbero privati dei loro diritti legali fondamentali. Amnesty International ha documentato parecchi casi di manifestanti che, dopo l’arresto, non hanno avuto accesso immediato a parenti e avvocati ne’ la possibilita’ di ricorrere contro la legittimita’ della loro detenzione. “L’assenza di rispetto per il giusto processo, da parte delle autorita’ egiziane, e’ un segnale allarmante. Ognuno dev’essere uguale di fronte alla legge. E’ inaccettabile che sostenitori di Morsi o della Fratellanza musulmana siano trattati in modo iniquo a causa della loro affiliazione politica’ – ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘A tutti questi detenuti dev’essere consentito immediato accesso a parenti e avvocati”. Dal 3 luglio, secondo fonti legali, le forze di sicurezza hanno arrestato almeno 3000 persone, per lo piu’ – secondo quanto sostengono i loro avvocati – sostenitori o militanti della Fratellanza musulmana. Circa 600 di essi sono stati poi rilasciati. Amnesty International è preoccupata per il fatto che tra gli arrestati vi siano uomini e donne che stavano semplicemente esercitando il loro diritto alla liberta’ d’espressione e di riunione, protestando a sostegno del deposto presidente Mohamed Morsi. Molti detenuti rischiano di essere incriminati per gravi reati, tra cui omicidio, aggressione a funzionari della sicurezza, possesso di armi, istigazione all’omicidio e ad altre forme di violenza. “Chiunque sia detenuto solo per aver esercitato in modo pacifico il diritto alla liberta’ di riunione, d’espressione e di associazione, dev’essere rilasciato immediatamente e senza condizioni. Inoltre, le autorita’ devono rispettare scrupolosamente il diritto a un processo equo per tutti i detenuti’ – ha affermato Luther. ‘Il modo in cui il sistema giudiziario affrontera’ questi casi sara’ una cartina di tornasole della sua capacita’ di funzionare in modo equo e imparziale, libero da interferenze del potere esecutivo”. Molti manifestanti arrestati il 14 agosto durante lo sgombero dei sit-in di Rabaa al-Adawiya e Nahda non hanno potuto incontrare gli avvocati almeno per quattro giorni. I legali della Fratellanza musulmana hanno dichiarato di non aver potuto seguire le indagini in quanto gli interrogatori si svolgevano durante le ore del coprifuoco o perche’ non sapevano dove si trovassero i loro clienti o la data e l’ora in cui sarebbero stati esaminati i casi.

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