Essere gay al Sud? È più difficile

di Antonella Migliaccio

ROMA – Essere omosessuale è più difficile per chi vive al Sud. È quanto emerge dal Rapporto Popolazione omosessuale nella società italiana presentato dall’Istat oggi a Montecitorio in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, che ha intervistato un campione di 7725 famiglie italiane distribuite in 600 comuni italiani.

STEREOTIPI DIFFUSI – Se il 67% dei residenti nel Centro Italia – la zona più tollerante dello stivale – ritiene molto o abbastanza accettabile una relazione tra omosessuali, il valore scende al 49% se si considerano i  residenti di Sud e isole. Più difficile accettare le relazioni omosessuali e le loro esternazioni, più diffusi anche i classici stereotipi sull’argomento. Per cui il 32,3% degli abitanti del Sud associa omosessualità e immoralità (a fronte del 22,1% del Centro), il 28,3% resta convinto che l’omosessualità sia una malattia (il dato nazionale è del 25,2%) e il 29,7% che rappresenti una minaccia per la famiglia (contro il 19,9% del Centro).

PROBLEMATICA LAVORO E NOZZE – Anche lavorare ed essere omosessuali è più difficile al Sud, soprattutto quando i gay ricoprono  ruoli considerati di particolare responsabilità. Mentre al Centro il 15,1% ritiene poco accettabile un collega omosessuale, il 16,7% un superiore, il 22,8% un medico, il 17,5% un amico, il 20,6% un politico e il 34,6% un insegnante di scuola elementare, i valori, se si isola il dato del Mezzogiorno, crescono in maniera sistematica, diventando anche il doppio dei primi. Come nel caso degli insegnanti, ruolo inaccettabile se si è gay per più della metà della popolazione di Sud e isole (52,5%). Matrimonio per gli omosessuali neanche a parlarne: lo boccia il 66% degli intervistati al Sud, a fronte del 43,6% del dato nazionale. Il 24% degli abitanti del Mezzogiorno inoltre non vorrebbe omosessuali come vicini di casa, contro il 10,6% dei residenti al Centro.

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