L’Italia “misurerà” il volontariato – Guzzetti: “Risorsa per il Paese”

di Luca Mattiucci

 ROMA. Quanto costa il volontariato? Che cosa fanno i volontari e che incidenza hanno sul PIL? Sono queste solo alcune delle domande a cui l’Istat sarà in grado di rispondere già dal prossimo anno. È stato questa la notizia decisamente annunciata stamane presso gli uffici del CNEL, in occasione della Presentazione del Manuale OIL sulla misurazione del lavoro volontario « Nel 2013 – spiega Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento per le statistiche sociali ed ambientali dell’Istat- introdurremo un modulo di indagine secondo le linee guida ILO, che si affiancherà anche al Censimento no profit».

LE INDAGINI – La decisione suona come epocale soprattutto in una fase particolarmente dedicata per il comparto sociale dove i numerosi enti finanziatori, siano essi pubblici o privati, sempre più si chiedono quale sia il reale impatto delle attività sociali: su tutti il giudizio di Giuseppe Guzzetti, Presidente Acri, restituisce valore al merito e lascia intendere che se da una parte i tagli generati dalla crisi indurranno Fondazioni Bancarie e simili ad un ridimensionamento dei finanziamenti, dall’altra lascia intendere che da sempre l’attenzione per questo mondo esiste e non basteranno le sfavorevoli congiunture economiche a far compiere un qualsivoglia dietro-front  «Con l’adozione del Manuale OIL sarà possibile misurare non solo il “capitale sociale” prodotto dal volontariato, ma anche l’impatto economico del lavoro di milioni di volontari in tutto il mondo – e prosegue –  Questo non per semplice curiosità statistica, ma perché la quantificazione dello straordinario contributo che il volontariato apporta alle economie dei nostri paesi consente di comprenderne la portata e di riservargli l’attenzione che merita, da parte non solo dei cittadini, ma soprattutto delle istituzioni e della politica. Una quantificazione – conclude il Presidente delle Casse di Risparmio – che non deve però offuscare l’immenso contributo immateriale che proviene dalle attività di volontariato».

IL MANUALE ILO -La promozione del Manuale OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) nasce da un partenariato tra Center for Civil Society Studies della Johns Hopkins University, CEV (Centro Europeo del Volontariato) e lo SPES (Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio). E proprio quest’ultimo sarà impegnato in prima linea nella formazione dei rilevatori dell’Istat. Il Manuale non si limita a rilevare ore, settore e profilo dei volontari, ma misura anche il relativo impatto sociale e economico. Ci racconterà chi sono e cosa fanno i volontari, che valore ha per l’economia e quanto contribuiscono al PIL del paese. Una scelta d’avanguardia che, dopo Ungheria e Polonia che hanno già adottato il Manuale, vede  l’Italia posizionarsial terzo posto in UE. A seguire saranno, poi, Portogallo, Montenegro e Moldova.

ISTAT: CI FAREMO PROMOTORI IN EUROPA «Finora l’Istat ha rilevato il volontariato come elemento cruciale della qualità della vita e ha anche valorizzato, dal 1983, il grande contributo dei care giver e soprattutto delle donne nell’aiuto a anziani, disabili e donne che lavorano con figli, anche se non nell’ambito del volontariato», specifica Sabbadini. «Ma oggi accettiamo una nuova sfida, misurandolo dal punto di vista economico. il volontariato è una grande risorsa del Paese ed è in crescita. Voglio sottolineare che lo faremo nonostante la difficile situazione economica. I tagli non ce lo permetterebbero. Riusciremo a implementare il Manuale OIL anche grazie all’importante accordo con SPES, CSVnet e Fondazione Volontariato e Partecipazione, che sosterranno il progetto con risorse umane». Sabbadini prende un impegno preciso: «Io stessa mi farò promotrice nell’ambito dell’organismo che riunisce i direttori di statistiche sociali di Eurostat e proporrò che il modulo sia introdotto per regolamento nell’indagine forze lavoro e quindi sia vincolante per i Paesi, in modo da garantirne continuità di rilevazione e comparabilità».

VOLONTARIATO: IN ITALIA VALE 3,2 MLDSecondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, i residenti in Italia coinvolti in attività gratuite di volontariato sono aumentati, passando dal 6,9% nel ’93 al 10% nel 2011. Gli seguono gli altri tipi di associazioni, anch’essi in aumento negli stessi anni dal 2,7% al 3,7% e, infine, e i partiti politici, in calo dall’1,7 all’1,2. A fare volontariato nelle associazioni sono soprattutto uomini (nel 2011 il 25,1% contro il 19,4% di donne), mentre per quanto riguarda gli aiuti informali – ovvero quelle azioni di tutti i giorni fatte a titolo gratuito senza essere inquadrati in associazioni – la situazione si ribalta: 24,6% uomini e 28,8% donne (dati 2009). In generale l’aiuto informale cresce: dal 21% del ‘98 al 26,8% del 2009. La popolazione italiana spende oltre 3,2 miliardi di ore all’anno in aiuti informali. Le donne, infine, ne producono il 66,7%, con oltre 2 miliardi di ore (dati 2009).

I COMMENTI, CSV IN PRIMA LINEAAndrea Olivero, Portavoce Forum Terzo Settore, commenta così il Manuale OIL: «Crediamo che sia uno dei modi per far vedere la ricchezza del Terzo settore e del volontariato, capace di incidere sotto il profilo economico.». Italia, ma non solo. Ad indicare la via europea è soprattutto anche Lester M. Salamon, Direttore Johns Hopkins University Center for Civil Society Studies: «Tutte le più alte istituzioni dell’Unione Europea hanno supportato il Manuale OIL ed esortato i Paesi membri ad adottarlo per la misurazione del volontariato. – poi precisa – Ad oggi rimangono aperte tre importanti questioni. Innanzitutto, in questo periodo di austerità, è necessario trovare soluzioni innovative per il finanziamento delle rilevazioni. L’esperienza dell’Italia, dove la società civile ha unito le forze con l’istituto statistico, rappresenta il modello da seguire. In secondo luogo è importante assicurare la comparabilità e quindi la regolarità della produzione dei dati nel maggior numero di paesi possibili. L’Eurostat in questo può giocare un ruolo vitale e noi lo esortiamo a farlo. Infine, ci dobbiamo assicurare che i dati abbiano la massima diffusione affinché possano portare a più solide politiche e infrastrutture per il volontariato». Infine è Renzo Razzano, Presidente di Spes (Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio) a rimarcare la forte partecipazione italiana al processo europeo rimarcando il ruolo centrale che avranno i CSV, unico vero esempio di infrastrutturazione sociale del Paese «SPES è in prima linea nel sostenere l’Istat in questo progetto. I nostri operatori, così come quelli degli altri Centri di servizio, contribuiranno alla formazione dei rilevatori dell’ente statistico affinché comprendano linguaggi e dinamiche proprie del volontariato italiano. Inoltre, parteciperemo alla verifica della corrispondenza delle indicazioni contenute nel Manuale ILO con l’effettiva realtà del volontariato nel nostro paese».

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