Bagnoli e il consultorio fantasma: «Negato il diritto alla salute»

Una struttura sanitaria chiusa da 2 anni. Dapprima a causa di alcune infiltrazioni di acqua, successivamente  la scoperta di una consistente presenza di amianto che ha costretto i residenti a recarsi a diversi chilometri di distanza anche solo per un banale controllo. La vicenda del Consultorio e centro vaccinale del Distretto 25 (un tempo Distretto 45) dell’Asl a Bagnoli è l’ennesimo caso di diritto alla salute negato ai cittadini, con gli anziani del quartiere e chi ha più difficoltà di spostamento doppiamente penalizzati.

LO STOP – L’interruzione delle attività del presidio di via Enea 20 fu determinato da infiltrazioni idriche susseguenti ad una pesante pioggia che, quasi in modo casuale, permisero alle autorità di constatare come all’ultimo piano dell’edificio abbondasse l’amianto notoriamente materiale nocivo per la salute. Da allora – sono passati oramai 2 anni – migliaia di abitanti di Bagnoli vivono un pesante disservizio perchè costretti a raggiungere percorrendo diversi chilometri la struttura del Distretto 25 situata in via Davide Winspeare a Fuorigrotta, un poliambulatorio dove i tempi di attesa per i pazienti si sono naturalmente allungati. Non solo: alcune famiglie nel corso del tempo occuparono la fatiscente struttura prima di essere sgomberate.

LA BONIFICA – I comitati territoriali come Bagnoli Libera, Laboratorio Politico Iskra e la Comune di Bagnoli si stanno facendo portavoce dei disagi dei bagnolesi compulsando l’Asl Napoli 1 Centro e la Commissione Sanità della Regione Campania affinchè accelerino la partenza delle procedure di bonifica dall’amianto di riapertura del Consultorio di Bagnoli tuttora in stand-by. Il «bando per i lavori – è la loro denuncia – non è ancora aperto e attualmente le tempistiche di adeguamento sono stimate in 3 anni». La richiesta da parte dei comitati di ridurre la tempistica sulla rimozione dell’amianto prende spunto dalla delibera numero 255 firmata il 3 aprile 2019 dall’allora commissario straordinario e ora direttore generale dell’Asl Ciro Verdoliva con la quale si è proceduto all’approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica per, si legge nell’atto, “la realizzazione della Uccp (Unità Complessa di Cure Primarie ndr..)’’ per assicurare “l’assistenza primaria’’ attraverso il “riuso e l’adeguamento degli immobili di proprietà dell’Asl Napoli 1 Centro di via Enea numero 20’’, cioè quello di Bagnoli ora chiuso oltre a quello di “via Winspeare ai civici numero 6 e 67’’, quello di Fuorigrotta spesso superaffollato. La cifra stanziata dagli uffici di Pianificazione, Sviluppo, Manutenzione degli Immobili e Impianti Tecnici dell’Asl Napoli 1 Centro per lo studio di fattibilità è di tutto rispetto, quasi 7 milioni di euro.

I DISAGI – Ma, in attesa che la burocrazia faccia il suo corso, c’è chi è testimone diretto dei disagi legati alla chiusura del Consultorio. Serena Fadwa Rtail, 21 anni e in presidio nei pressi del Consiglio Regionale venerdì scorso insieme agli altri attivisti, racconta: «Da adolescente ho fatto lì delle visite ginecologiche e mi sono trovata bene, i dottori erano bravi. Io, come gli altri, sono ora costretta a rivolgermi a dei privati pagando cifre alte per ogni visita. Se non è diritto alla salute negato questo! Al Consultorio – aggiunge Serena – si recavano soprattutto le ragazze. Mi metto nei panni delle persone della terza età che se non sono automunite devono prendere la Cumana o la metropolitana per andare in via Winspeare». Il presidente della Decima Municipalità Diego Civitillo auspica «un tavolo permanente con l’Asl Napoli 1 Centro per trovare una soluzione. Se non sarà possibile ripristinare via Enea 20, bisognerà guardare altrove». Un’ipotesi vagliata è il trasferimento del Consultorio negli immobili di via Francesco Degni ma l’ostacolo per l’Asl Napoli 1 Centro che ne ha pertinenza è rappresentato da un fitto passivo stimato in ben 300.000 euro.

di Antonio Sabbatino