“C’è qualcuno lì dentro”: la pittura oltre l’ autismo

Autismo e Pittura?

“Basta entrare, prendere un pennello e dipingere».

Caroline Peyron, artista, sostiene che per partecipare al progetto di pittura collettiva, giunto alla V edizione, che conduce al complesso di San Giuseppe delle Scalze a Napoli, basta davvero poco, basta volerlo fare.

Nella sua straordinaria capacità di coinvolgere nella pittura tutte e tutti i presenti è possibile intravedere la cifra stilistica dell’artista: intersezionare le differenze che siano di classe, di età o condizione così da decostruire tutte quelle categorie culturalmente predeterminate e naturalizzate, su cui si strutturano le relazioni umane.

“C’è qualcuno lì dentro” è il laboratorio di pittura che coinvolge persone autistiche e non, accomunate tutte dal piacere per l’arte. Quando il laboratorio inizia, una grande tela bianca viene stesa su un tavolo posto al centro della sala, ci si muove intorno, si parla, si ride e il movimento fisico non si limita ad essere tale ma si trasforma in movimento sensoriale, comunicativo, di condivisione dell’esperienza oltre che espressione artistica. Ci si muove collettivamente, c’è allegria, complicità, creazione artistica e tutte e tutti si lasciano coinvolgere. Caroline nomina un segno, disegnandolo. Interiorizzando il segno i pennelli vengono immersi nel colore e fatti muovere sulla tela, le pennellate liberano la capacità emotiva di tutti. L’arte prende forma e il pennello diventa il medium che rompe e supera le difficoltà di una comunicazione diretta, rivela che non si parla solo per comunicare stimolando, così, un processo di autorivelazione e liberazione della propria capacità immaginifica che permette di dar forma e comunicare la propria interiorità emotiva. Le tele si colorano, le pennellate si differenziano, i segni si moltiplicano e le forme diventano irripetibili. Non è arte terapia, è volontà di fare arte in tutta la sua spontanea e irrefrenabile bellezza.

Si dipinge per passione, non per curare.

Non si individuano i sintomi, si libera la volontà d’espressione e comunicazione dell’individuo. A Le Scalze, una volta al mese si incontrano intorno al rettangolo pittorico persone con età differenti, abilità e esperienze differenti sfatando, così, tutti quegli stereotipi e costruzioni culturali sull’autismo. Si cerca di rompere quell’ isolamento costruito da una società che ci vuole categorizzare, dicotomicamente, tra normali e diversi. Talento e immaginazione si incontrano intorno la tela bianca e si dà vita a uno spazio relazionale, al cui interno si muove un intero universo di sensi e conoscenze, che permette una condivisione e un confronto di esperienze individuali che aiutano, i protagonisti, a prendere coscienza di sé non solo intellettualmente ma anche emotivamente. Ariele, partecipante del laboratorio, nella grande chiesa vive un clima di festa, si sente a suo agio, come se fosse a casa.

Trova il suo posto intorno al tavolo, così come tutti, e si lascia andare alla sua passione per la pittura e la condivide e la interseziona a quella degli altri: «Sono convinto che laddove c’è un posto per tutti, quello è un posto dell’anima – dice Ariele, che si dice orgoglioso che -che tutti quei pazzarelli simpatici e toccatelli, me compreso, riescono a fare tutto questo». Tramite l’arte Caroline Peyron e i suoi artisti e le sue artiste, riescono a produrre uno spazio rappresentativo, funzionale all’(r)esistenza della libertà d’espressione artistica e comunicativa dove ciò che conta è cio che ha un individuo e non ciò che gli manca.

testi e foto: Emanuela Rescigno