La Valle dei Mulini, un piccolo paradiso minacciato dagli scarichi illegali

NAPOLI- Una dozzina di mulini e la natura incontaminata, un sofisticato sistema idrico per alimentare le macine, diverse sorgenti lungo il percorso, flora unica e fauna protetta. Circa due chilometri di verde, che dal centro cittadino si arrampicano su, verso i Monti Lattari, troppo spesso dimenticati e sfruttati per scarichi illegali e sversamenti di rifiuti, di ogni genere. Siamo a Gragnano, nella Valle dei Mulini, uno dei luoghi del cuore segnalati al Fai, da qualche anno riscoperti, ma ancora lontani dal recupero. Si parte dalla sorgente Forma, uno delle fonti più ricche d’acqua, che alimenta anche il torrente Vernotico, piccolo corso d’acqua che ha scavato per millenni la Valle dei Mulini, per arrivare a sfociare a Castellammare. Il Vernotico nasce incontaminato, mentre quasi tutta la sua acqua raggiunge Sorrento e Capri. Infatti, ora è poco più di un rivo, che si ingrossa con le piogge e che continua a raccogliere diversi scoli fognari lungo il tragitto. Quello resta il grosso problema ambientale della Valle dei Mulini, che nell’ultimo tratto si trova a fare i conti con una fogna a cielo aperto dall’odore nauseabondo. Qualche anno fa, quel tratto di torrente si colorò di blu: una ditta abusiva riversò nel corso d’acqua diverse taniche di vernici, uno spettacolo indecente. Tornando più su, dove la poca acqua è ancora limpida, si scoprono piccoli e grandi cumuli di rifiuti speciali. Per lo più elettrodomestici, pneumatici e scarti delle lavorazioni edili, ma in alcuni casi anche lastre di amianto e carcasse di animali. Un paradosso, visto che in quelle zone cresce una rara specie di felce, tra le più antiche presenti in Italia. E ancora ci sono esemplari di fiori che si trovano solo in quella porzione di vallata. L’opera di sensibilizzazione fatta da volontari e associazioni sta migliorando notevolmente la situazione. Negli ultimi cinque anni sono stati fatti passi da gigante grazie alle giornate di pulizia straordinaria organizzate da Legambiente, che vedono la partecipazione anche di realtà locali come la ProNatura e l’Associazione Alfonso Maria Di Nola. Quest’ultima, presieduta da Giuseppe Di Massa, da qualche tempo è riuscita ad ottenere la gestione in comodato d’uso gratuito di due antichi mulini per il recupero strutturale di quella che è considerata un’opera di Ecologia Industriale unica al mondo e già attiva da metà del 1200. Un piccolo miracolo è rappresentato dalla ristrutturazione del Mulino di Porta Castello di Sopra, che sta rivelando di volta in volta piccoli capolavori di ingegneria idraulica di epoca medievale. Da quel periodo, quando Gragnano rientrava nel territorio della Repubblica Amalfitana, grazie ai tanti mulini costruiti lungo il corso del Vernotico e del complesso acquedotto che li alimentava, è iniziata l’attività molitoria che, nei secoli, ha consentito la nascita della città della pasta. In attesa del recupero dell’intera area, il problema ambientale resta quello principale. «Basterebbe cominciare ad incanalare gli scarichi nelle fogne già presenti a monte per evitare almeno l’inquinamento continuo della Valle. Almeno si riuscirebbe a preservare l’unicità di un luogo come questo» spiega Giuseppe Di Massa. Per evitare almeno lo scarico di rifiuti, la soluzione per Di Massa è semplice: Bisogna sensibilizzare la gente e far capire ai gragnanesi che questo è realmente un patrimonio loro. Il gommista e l’operaio che scaricano rifiuti speciali nel greto del fiume danneggiano innanzitutto loro stessi senza riuscire a fare nemmeno questo grosso guadagno. Devono capire che queste cattive pratiche creano solo inquinamento che sicuramente non fa bene nemmeno a loro».

di Dario Sautto