Capovolgere le leggi del profitto e coltivare il benessere psicologico: ecco la fattoria sociale dei “Capovolti”

copertinaSALERNO – “Capovolti” ha compiuto un anno. Il progetto, promosso dall’Associazione “Mai Più Soli” e sostenuto dalla Fondazione con il Sud, si occupa di produzione, trasformazione e vendita di prodotti agricoli biologici, una vera e propria fattoria sociale nata tra le colline di Montecorvino Pugliano (Sa), con lo scopo di inserire nel mondo del lavoro persone con disabilità mentale. Ottantamila i metri di terreno, 1500 gli olivi, 500 mq la struttura, 25.000 le ore di lavoro sostenute fino ad ora, 10 i ragazzi coinvolti, 16 i membri dello staff, 10 gli eventi realizzati e un premio “Best Practicies 2014” per l’innovazione conferito da Confindustria Salerno su 49 concorrenti provenienti dal mondo profit di tutta Italia.

Capovolti perché? Perché vuole capovolgere le leggi del profitto e coltivare il benessere psicologico, valorizzando le risorse locali.  Tra i prodotti, realizzati interamente dai ragazzi del progetto a km 0, le marmellate di arancia e cannella sono sbarcate in Francia, in Germania e dopo essere state anche da Papa Francesco sono arrivate in Giappone, grazie alla collaborazione con il negozio Best of Salerno di Tokyo. «Nel nome c’è la filosofia del programma – dice Francesco Napoli, direttore del progetto “Capovolti”- la nostra idea è quella di mettere a tacere stereotipi e pregiudizi, ma anche regole comuni ed economiche, per le quali una persona con una disabilità è un peso o addirittura un pericolo. I ragazzi che prendono parte alla nostra iniziativa, con la collaborazione delle loro famiglie d’origine, partecipano ad una vera impresa solidale, che coniughi il profit con le esigenze del sociale. Non produciamo solo un bene materiale, produciamo benessere».

Un benessere che fa alzare dal letto chi non l’ha fatto per tre anni, chiuso in casa e nella propria solitudine. I ragazzi, una decina, ogni mattina sono portati nella fattoria da un pulmino che passa a prenderli, sono così autonomi e lavorare li fa sentire parte della comunità che contribuiscono a migliorare con un no profit che, ci tiene a precisare Francesco Napoli, «deve imparare a fare impresa, facendo sì socialità, ma ritagliandosi uno spazio produttivo, distinguendosi anche generando legalità, oltre che un bene comune». Sempre seguendo questo criterio parte anche il co-marketing Capovolti, dieci per ora i produttori e le piccole aziende che hanno aderito a questa nuova cooperazione.

Di Sara Botte

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