Acqua, il decreto “Salva Italia” affossa il referendum

ROMA. In  barba al referendum del 2011 in tema di privatizzazione di  risorse idriche, il decreto “Salva Italia”, ha permesso all’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) di reintrodurre una vecchia tassa abolita dall’ultima tornata referendaria. Con la delibera 585/2012/R/IDR, nella nostra bolletta, sotto il nome di“costo della risorsa finanziaria”,   è stata nuovamente inserita una  “tassa” che permette al gestore di guadagnare una percentuale dei profitti delle bollette. Due anni fa oltre 27milioni di italiani hanno partecipato al referendum, promosso, tra gli altri, dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (Fima), per abrogare qualsiasi possibilità di privatizzare e trarre profitto dalla gestione delle risorse idriche, affermando, così il principio dell’ “acqua bene comune”. «Non è la prima volta che si inseriscono in un decreto, considerato indispensabile per l’Italia, degli articoli che provano a ribaltare il risultato referendario,- sottolinea in una nota la Fima-  iniziando un processo di privatizzazione dei beni pubblici: un decreto del governo precedente era stato considerato incostituzionale perché reintroduceva i privati nella distribuzione dell’acqua». Fima denuncia, inoltre, che la nostra rete idrica ha bisogno di investimenti annuali di circa 2miliardi di euro e che questi soldi sarebbero a rischio con il nuovo decreto. Dopo essersi mobilitato per raccogliere le firme per il referendum abrogativo Fima “scende in campo” per difendere il risultato: il 25 gennaio è prevista una giornata di mobilitazione nazionale con manifestazioni e presidi in tutti i territori e due giornate di pressione sulle forze politiche a livello locale e nazionale fissate per l’8 e 9 febbraio.

di Norma Gaetani

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