«Sociale a luci rosse». Dal porno i fondi per la beneficenza

di Claudia Di Perna

MILANO. Secondo la rivista statunitense Wired nel mondo si spendono ogni secondo che passa circa 3 dollari in pornografia, una pratica che affonda le sue origini nell’antichità e che oggi può vantare i fatturati più alti di ogni altra impresa del globo, facendosi beffe della crisi. E dei proventi dell’industria pornografica se ne sono accorti anche Riccardo Zilli, sviluppatore di progetti per il web, e Marco Annoni, filosofo e ricercatore, che hanno pensato al modo di coniugare  la  fruizione quotidiana di video e immagini osé con il sostegno di cause umanitarie. Il progetto che hanno ideato si chiama Come4 e verrà realizzato tramite il crowd funding (finanziamento grazie alla collettività, ndr).   Un progetto audace e decisamente promettente che i due autori hanno provato a descriverci così.

Com’è nata la vostra idea?
Ci siamo sempre chiesti come massimizzare le donazioni delle cause umanitarie attraverso internet e se esistesse un mezzo che potesse dare visibilità ai progetti di sostegno umanitario e ambientale. La pornografia, che ha un mercato decisamente fruttuoso sul web, ma che viene nascosto e criminalizzato poteva fare al caso nostro, così abbiamo cercato di creare un sistema che potesse renderla un supporto per le azioni benefiche.
Cosa distingue la piattaforma Come4 dai siti con contenuti pornografici?
Innanzitutto vogliamo fare qualcosa che parta dal basso e quindi i video saranno tutti user generated (creati dagli utenti, ndr). I filmati saranno obbligatoriamente legati a una causa in cerca di finanziamento, mentre i proventi saranno raccolti dalle iscrizioni al sito (che avverranno tramite una cifra simbolica) e dai banner pubblicitari. Inoltre, essendo Come4 un progetto senza fini di lucro, la cifra in danaro che sarà trattenuta sarà destinata al solo mantenimento del sito.
Come saranno controllati i contenuti?
Lavoreremo su più fronti: in primo luogo saremo noi a filtrare e a giudicare i contenuti da pubblicare: abbiamo delle policy molto restrittive, che ci impongono di essere corretti e di non arrecare danno o offesa a nessuno.
Stiamo lavorando poi a degli accordi con esponenti del settore per cercare un supporto nell’operazione di filtraggio dei prodotti, in modo da tenere sotto controllo qualsiasi video o immagine. Infine saranno gli stessi utenti a poter segnalare qualsiasi violazione.
Come siete stati accolti dal popolo di internet?
Il punto da cui siamo partiti era collegare l’audacia della pornografia con le cause benefiche: chi sarebbe stato disposto ad accettare questo tipo di donazioni? Quasi per caso però abbiamo trovato la nostra prima causa tramite Asta Philpot, un giovane ragazzo americano disabile che ha accolto molto bene il nostro progetto: il suo lavoro, infatti, consiste nel cercare di alleggerire quanto più possibile il problema che lega disabilità e sessualità nelle persone e così ha voluto sostenerci. Le critiche, invece, sono state poche, ma tutte riconducibili alla mancanza di consapevolezza riguardo la pornografia, ricollegata allo svilimento della donna e allo sfruttamento dei minori. È innegabile che tali problemi esistano, ma riguardano questo settore, non ne sono i punti cardine e non fanno della pornografia una pratica intrinsecamente sbagliata.

PER SAPERNE DI PIU’

Il sito del progetto

 

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