A “scuola” di sociale per riscoprire i valori

di Luca Mattiucci*

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Volontaria-Mente, Mente-Volontaria. Gioco di parole semplice e forse abusato, ma anche utile e necessario a racchiudere nella sua brevità un mondo ed un modo di essere che non ha eguali. E’ il caso di un ingegnere che fa il turno di notte su un’ ambulanza e il giorno dopo si sente migliore. Oppure, la professoressa che il sabato pomeriggio si dedica a quella sua ex alunna diversamente abile e realizza il suo sogno. Ed ancora, la storia di Abdoul quel migrante, italiano quanto me e voi, che la scorsa settimana ha perso il lavoro ma quando gli chiedi se vuol dare una mano a distribuire i pasti caldi ai clochard non rifiuta, non mette sé avanti gli altri, ti sorride e compie il suo miracolo quotidiano. Di persone così l’Italia del Sud ne conta sopra il milione: sono quelle che, facendo qualcosa per gli altri, si accontentano della gratitudine.

Ai volontari è dedicato questo spazio: un’agorà che oggi diviene realtà necessaria e impellente. “Perché?”, si chiederà qualcuno. Presto detto, perché da loro, dai volontari, è necessario imparare, oggi più di ieri, un antidoto al pessimismo che rischia di schiacciarci tra uno spread e l altro. La lezione che ci giunge da chi della gratuità ha fatto un proprio baluardo smentisce ogni giorno gli egoismi che minano la vita civile e politica. Il volontariato ci restituisce lo sprone, tra mille difficoltà, a non rassegnarci. A non credere a chi dice che i valori non esistono e non servono più.

Ed allora, raccontiamoci, raccontateci il nostro volontariato, la nostra cooperazione, le esperienze, le sensazioni ma anche le delusioni e le difficoltà del Terzo Settore, senza timore del bello, senza paura del brutto. Tornare a discutere e confrontarsi per ricominciare a credere.

*direttore responsabile Comunicare il Sociale

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