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Nuovo Codice degli Appalti: cosa cambia per le imprese sociali

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20160622_155106NAPOLI – Il seminario “Il nuovo Codice degli Appalti: cosa cambia”, organizzato dalle branche campane di Confcooperative “Federlavoro e Servizi” e “Federsolidarietà” e tenutosi lo scorso mercoledì nei locali del Centro congressi Tiempo di Napoli, ha lanciato alcuni spunti interessanti per conoscere la nuova normativa. Il primo è stato evidenziato dal presidente della Sezione Tar Lazio, Salvatore Mezzacapo, il quale ha detto che «il rischio è che volendo cambiare tutto si potrebbe finire col cambiare poco. Il Codice oggi è una specie di working progress che verrà integrato nel tempo».

Una legge all’italiana, insomma, che non è chiara e non è ancora definitiva. La certezza primaria risiede nella diminuzione drastica del numero di articoli. Da 660 del vecchio codice si passa agli attuali 217. «Il Codice – ha detto il presidente di Confcooperative Campania, Antonio Borea – dovrebbe consentire maggiore trasparenza. Bisognerà vedere come sarà recepito dalle stazione appaltanti e se queste saranno capaci di valorizzare davvero la qualità dei servizi». Preme sullo stesso punto anche Giovanpaolo Gaudino, presidente Federsolidarietà Confcooperative Campania. «L’indirizzo che si è dato dovrebbe valutare e premiare la qualità del servizio. Siamo felici – ha detto Gaudino – che siano state inserite anche le clausole sociali, come l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, così come la conferma della possibilità di partecipare alle gare di affidamento alle coop di tipo B. La sfida maggiore riguarderà le centrali uniche di appalto, che dovranno strutturarsi per avere competenze adeguate per valutare l’effettiva qualità dei servizi». In tema di servizi sociali la competenza è regionale. Sarà dunque necessario un confronto anche con l’ente di palazzo Santa Lucia per un coordinamento con le normative regionali vigenti.

di Ciro Oliviero

 

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