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Il viaggio di Sergej verso l’Ucraina per portare aiuti: «Ma io resto nel mio Paese, se c’è bisogno di combattere lo farò»

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Raccolgono pacchi con coperte, medicinali e generi di prima necessità in tutta la Regione, poi partono alla volta del confine polacco. E’ una catena che non si ferma quella della solidarietà, un moto perpetuo che coinvolge i cittadini ucraini residenti nella nostra regione e la comunità ucraina, radicata soprattutto nelle provincie di da Napoli e Caserta. Bus e minivan fanno la staffetta fino a dove la guerra non sta distruggendo vite, fino a dove c’è bisogno di aiuto. Oltre gli aiuti gestiti in maniera “ufficiale” da ong ed Enti, c’è anche una solidarietà della porta accanto che vede in prima linea i cittadini ucraini che raccolgono materiale da mandare ai loro concittadini. Sergej  vive a Napoli da 12 anni ed è partito con uno di questi minivan carico di aiuti; con lui altri uomini e ragazzi, alcuni resteranno in patria, il loro è un viaggio che per ora non prevede un ritorno. Resteranno lì il Ucraina per dare una mano, per mettersi a disposizione del loro Paese.

«Prima carichiamo il minubus con gli aiuti, poi andiamo al confine con la Romania o la Polonia. Da lì un altro minivan ci accompagnerà in Ucraina- spiega l’uomo- Torno a casa perché lì c’è la mia famiglia. Ho due figli, uno piccolo che sta venendo in Italia e uno più grande che vuole restare nel nostro Paese. Lo raggiungo per essere al suo fianco e per mettermi al servizio del nostro popolo. Qualsiasi cosa mi chiederanno io la farò anche se devo combattere. Ho fatto il militare, ma non ho esperienza di guerra, ma se devo imbracciare il fucile per difendere il mio Paese lo farò senza alcun dubbio».

di W.M.

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