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“Chi accoglie?”, l’ analisi sui profili delle famiglie affidatarie di minorenni non accompagnati
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L’UNICEF e il Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA) presentano oggi “Chi accoglie?”, un’analisi qualitativa preliminare sui profili delle famiglie affidatarie di minorenni non accompagnati. Secondo i dati, in Italia, nel 2025, oltre 12.100 minorenni non accompagnati sono arrivati via mare ; nello stesso anno, oltre 17.500 minorenni migranti e rifugiati non accompagnati vivevano in accoglienza. Solo il 4% ha potuto contare su una famiglia affidataria, fatta eccezione per i minorenni di origine ucraina, nonostante la legge indichi l’affido come misura prioritaria.
In questo contesto nasce l’analisi di UNICEF e CNCA con l’obiettivo di fare emergere caratteristiche, motivazioni, valori e sfide di chi sceglie di aprire la propria famiglia all’accoglienza e, al tempo stesso, fornire indicazioni utili per rafforzare programmi e politiche incentrate sul superiore interesse del minorenne.
Lo studio è stato condotto attraverso un sondaggio anonimo rivolto a 61 famiglie già attive nell’ambito del progetto Terreferme. Il questionario ha raccolto informazioni sui fattori socio-demografici, sui valori e interessi, sulla soddisfazione per la qualità della vita e sulle esperienze legate all’affido. L’analisi si basa su auto-valutazioni dei partecipanti; pur riferendosi a un campione limitato, i dati permettono di cogliere regolarità utili a comprendere chi sceglie di accogliere e quali condizioni ne favoriscono la disponibilità.
I risultati in relazione alle caratteristiche socio-demografiche mostrano che il 70% degli affidatari sono adulti tra i 40 e i 60 anni, spesso sposati o conviventi e con figli, con una significativa presenza di over 60 (26%). Oltre l’80% è sposato o convivente e il 60% ha già figli. Molti svolgono attività lavorative dipendenti o da libero professionista e possiedono titoli di studio medio-alti – condizioni che suggeriscono una certa stabilità economica e relazionale.
Dal punto di vista socio-relazionale, il gruppo presenta elevati livelli di fiducia interpersonale e apertura verso culture diverse. Il 95% degli intervistati concorda sul fatto che le persone migranti contribuiscano ad aumentare la ricchezza culturale, e la grande maggioranza respinge stereotipi che associano migrazione a criminalità o conflitto. Le principali motivazioni che spingono all’affido sono la volontà di accompagnare ragazze e ragazzi verso l’autonomia (95%) e l’apertura a esperienze interculturali (88%).
Anche il profilo della soddisfazione e del benessere soggettivo è un elemento rilevante: il 95% si dichiara soddisfatto della propria vita in generale, con livelli alti di soddisfazione per la vita familiare e relazionale. Accanto a questo quadro positivo, le famiglie incontrano sfide significative: 7 famiglie su 10 dichiarano di aver avuto dubbi iniziali, timori legati al supporto durante il percorso (3 famiglie su 10), difficoltà procedurali e disparità territoriali che possono scoraggiare la disponibilità ad accogliere.
L’analisi evidenzia come il successo dell’affido dipenda non solo dalle caratteristiche della famiglia, ma da un sistema capace di fornire accompagnamento qualificato, supervisione, sostegno psicologico e formazione continua.
“L’affido familiare non è semplicemente un atto di solidarietà, ma una strategia di protezione in grado di offrire stabilità, affetto e opportunità di sviluppo a bambini, bambine e adolescenti, contribuendo a costruire un sistema più inclusivo e sostenibile per tutti. È un investimento concreto nel futuro dei ragazzi e della comunità. Per assicurare a più minorenni migranti e rifugiati le stesse opportunità dei loro coetanei, è essenziale costruire un sistema che sostenga chi accoglie, rimuova gli ostacoli e renda questo percorso sostenibile nel tempo” ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia.
Anche Liviana Marelli, referente nazionale per le politiche minorili e per le famiglie del CNCA, sottolinea l’importanza del supporto durante l’affido: “L’affido familiare è un progetto che valorizza la responsabilità delle singole famiglie e richiama contestualmente la responsabilità collettiva di tutti i soggetti coinvolti affinché la famiglia affidataria non sia mai sola ma si senta parte di un progetto condiviso e sia costantemente supportata e accompagnata nella gestione del singolo progetto di accoglienza e di inserimento sociale”.
L’UNICEF e il CNCA rivolgono alle istituzioni un appello a rafforzare l’affido familiare come misura centrale e prioritaria, quando appropriata e nel superiore interesse del minorenne, rispetto al ricorso alle strutture residenziali. Tra le priorità indicate:
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piena e uniforme attuazione alla Legge 47/2017 e alle Linee di indirizzo nazionali sull’affido familiare, garantendo criteri chiari, procedure semplificate e forme di affido flessibili, capaci di rispondere alle diverse storie e bisogni;
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potenziamento della governance e del coordinamento multisettoriale, investimenti nel capacity-building del sistema, e un sostegno stabile, qualificato e continuativo alle famiglie affidatarie in tutte le fasi del percorso;
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miglioramento della raccolta e l’utilizzo dei dati per orientare politiche basate su evidenze e promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione pubblica che valorizzino l’affido come strumento di protezione, inclusione e crescita.
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In ogni fase, deve essere garantita la centralità e la partecipazione attiva dei minorenni, affinché le politiche e i servizi siano realmente costruiti a partire dalla loro voce e dalla loro esperienza.




