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A scuola con prof e medici per parlare di dismorfismo e prevenire il disagio tra i più giovani

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Guardarsi allo specchio e non riuscire ad accettare l’immagine rimandata indietro. Farne un problema, e dal problema farne qualcosa di più serio, e di pericolosissimo.
Si chiama dismorfia ed è qualcosa di concretamente allarmante, soprattutto per i più giovani, soprattutto nell’era del digitale dove forma e sostanza sono due concetti diametralmente opposti. Così, nell’ambito delle numerose iniziative messe in campo a servizio dei giovani e giovanissimi studenti dell’istituto statale d’istruzione superiore Carlo Levi di Portici, per martedì 4 febbraio è stato organizzato un incontro ad hoc su dismorfismo e dismorfofobia, due lati della stessa medaglia che parlano di difficoltà e fragilità, di adolescenza, ma non solo.
Sentirsi brutti, in alcuni casi percependo sé stessi con un senso addirittura di disgusto, può generare atteggiamenti sbagliati e dannosi in grandi e piccoli, tanto che la dismorfia può colpire chiunque, ma è più frequente negli adolescenti e nei giovani.
E ancora una volta, la soluzione passa innanzitutto dalla conoscenza e dall’informazione al fine di attuare la prevenzione: è importante comprendere che non si tratta di vanità, ma che può essere una condizione angosciante, causa di ulteriori problemi di salute mentale, come l’ansia e la depressione.
Sebbene le cause non siano completamente chiare, è probabile che, come per molti altri problemi di salute mentale, il dismorfismo corporeo sia causato da uno o da una combinazione di fattori genetici, ma anche ambientali, culturali e relativi alle esperienze pregresse. Già, perché anche le esperienze negative della vita, come il bullismo, l’essere presi in giro, gli abusi e i traumi, come le pressioni o le aspettative relative alla bellezza da parte della società, possono scatenare la dismorfia. Da qui, la necessità di parlarne, e di parlarne proprio a scuola.
L’incontro previsto per martedì prossimo è organizzato a scuola grazie all’accoglienza del preside Giovanni Liccardo in collaborazione con il centro diagnostico San Ciro di Portici – con esperti e consulenti scientifici in prima linea – sotto l’impulso del club Rotary Torre del Greco comuni vesuviani e con la supervisione della professoressa Veronica Varriale, e mira a informare e a sensibilizzare una riflessione chiara e limpida su cosa siano dismorfismo e dismorfofobia, quali siano le loro implicazioni psicologiche e sociali, per prevenire i problemi e i disagi e per stimolare empatia e consapevolezza.
di Nadia Labriola

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