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Culto islamico, in Italia si prega in garage e cantine

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BOLOGNA. Sono 769 i luoghi di culto islamico in Italia, per una media di un luogo di culto ogni 1.723 cittadini musulmani residenti nel nostro paese. Sono alcuni dei numeri della ricerca di Maria Bombardieri, esperta islamista, contenuti nel libro “Moschee d’Italia. Il diritto al luogo di culto. Il dibattito sociale e politico”, pubblicato dalla Emi di Bologna, un volume che desidera far luce sulla presenza dell’islam organizzato in Italia e i conflitti che si generano intorno alle moschee.
CINQUE MOSCHEE. Nello specifico, si spiega nella ricerca, in Italia ci sono soltanto 5 moschee vere e proprie di nuova edificazione, dotate di cupola ominareto, ovvero di una struttura architettonica classica. Sono quelle di Segrate, Brescia, Colle val d’Elsa, Roma e Catania. Discreto è anche il numero dei centri islamici, 291 complessivamente, strutture di notevoli dimensioni che hanno ambienti per la preghiera accanto ai quali sorgono ambienti per funzioni culturali o educative. Buona parte dei luoghi di culto sono ‘musalla’ (sale di preghiera), 473 in tutto, spesso trasformate a partire da magazzini, capannoni, garage, appartamenti, cantine.
LOMBARDIA RECORD. Detiene il primato di luoghi di culto islamico la Lombardia con 125 sale di preghiera e due autentiche moschee con minareto (Segrate e Brescia). Seguono Emilia Romagna e Veneto con 112 e 111 musalla. Oltre la metà delle sale di preghiera individuate (473) sono localizzate nel Nord del Paese, dove l’attrattiva lavorativa stabile è maggiore rispetto ai campi diraccolta stagionale del Sud Italia. In Toscana ci sono 51 sale, nel Lazio 36 enelle Marche 34. Fanalini di coda Basilicata e Molise a quota 2, Valle D’Aosta3 e Sardegna 6, mentre tra le regioni meglio rappresentate del Sud ci sonoSicilia (54) e Calabria (26). I terreni acquistati per l’edificazione ex novo di luoghi di culto, si spiega nel libro, sono localizzati in aree periferiche delle grandi città, dove già è insediata una buona presenza di stranieri. Si tratta di aree degradate da riqualificare sul piano urbanistico, da dotare di nuove infrastrutture e di migliori servizi pubblici, località scelte dalle amministrazioni comunali per evitare il forte impatto visivo del luogo di culto sulla popolazione autoctona, ma talvolta anche dalle comunità islamiche desiderose di evitare l’insorgere di polemiche, conflitti e fastidi alla viabilità nel giorno di venerdì.

di Mirko Dioneo

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