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A Ponticelli la cura mette radici: cento ragazzi ripuliscono l’orto e incontrano chi lo coltiva

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Decine di sacchi riempiti con i rifiuti raccolti tra le aiuole. Poi le mani nella terra, accanto a chi la coltiva ogni giorno. All’Orto Sociale Urbano di Ponticelli, nella zona orientale di Napoli, la pulizia è stata solo l’inizio. La mattinata è proseguita tra i racconti degli ortolani, l’incontro tra generazioni e le domande sulle dipendenze rivolte agli studenti. Qui l’orto è più di uno spazio sottratto all’abbandono: è un luogo in cui ci si ritrova, ci si ascolta e si impara a prendersi cura del territorio e degli altri.

La giornata rientra nel calendario del World Cleanup Day 2026, la mobilitazione internazionale per la pulizia dei territori che in Italia è promossa da Let’s Do It! Italy e che proseguirà con le sue iniziative fino al 4 ottobre. Per l’orto di Ponticelli è un ritorno: lo scorso anno l’appuntamento era stato segnato da un’azione di pulizia e da una sfilata di borse e creazioni sartoriali realizzate dal Centro Diurno per le Dipendenze Lilliput.

Quest’anno i protagonisti sono stati un centinaio di ragazzi: gli studenti di seconda media della scuola Scialoja e quelli del secondo anno dell’Iti Medi di San Giorgio a Cremano. Prima hanno ripulito l’area raccogliendo i rifiuti, poi hanno seguito due ortolani in un tour tra le coltivazioni, scoprendo come nasce e come si cura un orto urbano.

«Raccontare la differenza tra le piante spontanee e quelle coltivate, far annusare quelle aromatiche ha unito giovani e meno giovani», racconta Biagio Montuoro, uno degli ortolani. «I giovani sono sensibili ai problemi ambientali e dovrebbero essere coinvolti sempre di più nella cura e nel rispetto dell’ambiente».

Accanto agli orti, i banchetti informativi del SerD e del Polo sul gioco d’azzardo problematico hanno proposto ai ragazzi delle superiori attività esperienziali. Gli studenti hanno provato sulla propria pelle l’adrenalina del gioco e la difficoltà di fermarsi e attraverso simulazioni e racconti di esperienze reali hanno toccato con mano le conseguenze dell’uso di alcol e sostanze. Un modo per parlare di prevenzione senza lezioni frontali, partendo da ciò che si prova.

«Il World Cleanup Day per noi non è mai stato soltanto raccogliere rifiuti, ma un modo per riportare le persone a prendersi cura dei luoghi in cui vivono – spiega Vincenzo Capasso, presidente di Let’s Do It! Italy -.  Oggi qui c’è una cosa particolarmente bella: abbiamo ragazzi delle scuole medie, studenti del liceo e delle superiori e gli ortolani. Generazioni diverse che si incontrano e si prendono cura insieme dello stesso bene comune. Ed è proprio questo il messaggio che vogliamo lasciare: la tutela del territorio non ha età e non può essere delegata a qualcun altro. In questi orti possiamo parlare concretamente di acqua, di cibo, di spreco e di cura della terra, ma soprattutto possiamo imparare gli uni dagli altri. Essere comunità significa anche questo: sentirsi custodi di un luogo e assumersi insieme la responsabilità di lasciarlo migliore di come lo abbiamo trovato» conclude Capasso.

A fine mattinata, l’area era pulita. Ma il risultato più duraturo è un altro: cento ragazzi che hanno scoperto un luogo del loro quartiere e le persone che lo tengono in vita.

 

di Roberto Malfatti

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