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Santobono, la donazione di Innovaway fa acquistare un macchinario per la Rianimazione

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Solidarietà per i piccoli ammalati del Santobono dal mondo del digitale. Grazie alla donazione di Innovaway alla Fondazione Santobono arriva Lumify, un nuovo macchinario per il reparto di Rianimazione per il miglioramento della diagnostica. Un apparecchio con cui l’azienda, che dal quartier generale di Napoli opera in un contesto globale con progetti e servizi di trasformazione digitale, ha scelto di supportare il più importante ospedale pediatrico del Mezzogiorno per migliorare ulteriormente la qualità della diagnostica e dei servizi offerti ai degenti che provengono da tutto il Sud Italia. «La Rianimazione del Santobono – dichiarano la direttrice della Fondazione Santobono Flavia Matrisciano e il primario Geremia Zito Marinosci – è un reparto ad alta intensità di cura che, oltre ad accogliere pazienti che necessitano di terapia intensiva, prende in carico quelli affetti da malattie croniche degenerative come la Sma che vengono seguiti anche attraverso un innovativo progetto di telemedicina. In questo tipo di reparto – continuano – poter contare su tecnologie all’avanguardia è di fondamentale importanza. Ringraziamo perciò in modo particolare l’azienda per la generosa donazione».

«Abbiamo scelto di supportare il Santobono – afferma l’ad di Innovaway Antonio Giacomini – con l’obiettivo di contribuire al miglioramento delle prestazioni dell’offerta ospedaliera così da garantire cure sempre migliori ai piccoli ricoverati.  Il senso di responsabilità verso la nostra comunità ci ha portato anche quest’anno a fare la nostra parte nel segno dell’innovazione che da sempre ci caratterizza. Il nostro Competence Center Health Care da anni raccoglie competenze distintive per il mondo della sanità e opera per promuovere iniziative e soluzioni tecnologiche presso tutte le strutture sanitarie, in prima linea in questo difficile momento per il Paese.  Abbiamo voluto dare il nostro contributo a chi cura i bambini che rappresentano il nostro futuro».

di Giuliana Covella

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