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Da casa del clan Giuliano a Casa Ariete, a Forcella il bene confiscato diventa un polo per l’educazione

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Dal terrazzo di via Giudecca 29, nel cuore di Forcella, a Napoli, la città sembra avere dei colori diversi. Sembra essere sospesa nel tempo. Da quassù, un tempo, si decidevano le sorti del quartiere: era il “bene” del clan Giuliano, la casa dove viveva la famiglia che per anni ha comandato su queste strade. Un appartamento che molti conoscono attraverso una fotografia che ha fatto la storia: quella di Diego Armando Maradona nella vasca da bagno a forma di conchiglia. Oggi, da quello stesso affaccio, Napoli si guarda con occhi diversi: sotto non c’è più il potere della camorra, ma un luogo restituito alla comunità. Quella trasformazione ha un nome: “Casa ARIETE”, un nuovo polo dell’educazione e del digitale nato in un immobile confiscato alla criminalità organizzata. Circa 400 metri quadrati riqualificati, nel cuore di uno dei quartieri simbolo del centro storico di Napoli, diventano da oggi uno spazio aperto a bambini, ragazzi, famiglie e adulti: formazione, competenze digitali, inclusione, opportunità.

Il progetto è coordinato dall’Associazione Ariete APS – ETS, insieme a un partenariato che riunisce SPICI Srl, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, la Fondazione L’Albero della Vita ETS, ECPAT, la Fondazione Patrizia Nidoli ETS, la Fondazione Guida alla Cultura ETS e Project for People. All’inaugurazione hanno preso parte istituzioni, associazioni e cittadini, chiamati a condividere l’avvio di un percorso che punta a fare dell’educazione e dell’innovazione strumenti di rigenerazione per Forcella.

 

Un quartiere, due divari da colmare

Forcella convive da anni con povertà educativa, dispersione scolastica e lavoro irregolare, a cui si somma un doppio divario digitale e di genere nell’accesso alle materie STEAM. Casa ARIETE nasce per rispondere a queste fragilità con un’infrastruttura educativa e tecnologica pensata, come sottolinea chi l’ha progettata, a partire dall’ascolto dei bisogni reali di scuole, associazioni e comunità, e non come un intervento calato dall’alto.

La riqualificazione dell’immobile è stata integrale: opere edili, rifacimento degli impianti elettrici e idrico-sanitari, nuovi infissi, sistemi di sicurezza ed efficientamento energetico, per restituire al quartiere spazi sicuri, accessibili e adatti alle attività educative. Un intervento che si innesta nella rete di realtà già attive sul territorio, tra cui l’Associazione Annalisa Durante, la Rete Forcella, l’Audiovisual Napoli Hub, la Casa delle Tecnologie Emergenti e la Fabbrica Italiana dell’Innovazione.

 

Ventiquattro mesi di laboratori, venti tirocini, tremila persone coinvolte

Il cuore del progetto sono 24 mesi di laboratori gratuiti, previsti per il biennio 2026-2027 e rivolti a studenti, adulti e famiglie, su STEAM, storytelling digitale e lingue, con percorsi estivi pensati anche per contrastare il cosiddetto Summer Learning Loss. Le attività didattiche saranno accompagnate da un Comitato Scientifico e da un percorso di ricerca-azione in tre fasi per sviluppare proposte validate e aggiornate nel tempo. Ma Casa ARIETE guarda anche oltre l’aula: sono previsti 20 tirocini e stage retribuiti presso imprese del territorio, con priorità per giovani NEET e donne in condizioni di fragilità, accompagnati da tutoraggio personalizzato e dalla costruzione di reti stabili con le aziende. Nel complesso il progetto punta a coinvolgere circa 3.000 persone, per un investimento di circa 450 mila euro sul quartiere.

A completare gli spazi c’è la “Terrazza sul Mondo” – proprio quella un tempo simbolo del potere del clan – oggi pensata come un’oasi urbana con orti e giardini modulari, arredi partecipati e spazi per attività educative e culturali, che potrà ospitare anche eventi a pagamento per contribuire alla sostenibilità economica del progetto.

 

Le voci dell’inaugurazione

«È con vivo entusiasmo che volgo lo sguardo a questa giornata inaugurale, che segna l’avvio delle attività per il recupero e la valorizzazione del bene confiscato alla criminalità organizzata nel cuore di Forcella», ha dichiarato Anna Torre, direttrice amministrativa dell’Associazione Ariete APS – ETS. «Sento di esprimere un sentimento di orgoglio collettivo nel celebrare la restituzione alla cittadinanza di un luogo che, un tempo simbolo di sopruso, diviene oggi presidio di legalità, solidarietà e partecipazione. L’appuntamento di oggi, 11 settembre, rappresenta un’importante occasione di confronto e un passaggio fondamentale per rafforzare le sinergie istituzionali sul territorio».

Per Simona Ascione, referente di Libera Napoli, il significato della restituzione va oltre il valore materiale dell’immobile: «Restituire un bene confiscato alla società vuol dire restituire ai cittadini un immobile simbolo di criminalità, soprusi e malaffare. In un quartiere come Forcella tutto ciò assume un valore ancora più grande e da oggi diventa un luogo di inclusione, di crescita, una possibilità concreta per le ragazze e i ragazzi del quartiere che qui troveranno le migliori condizioni per sviluppare le proprie competenze e costruire il proprio avvenire formativo e lavorativo». Ascione sottolinea il legame naturale con le altre realtà che lavorano a pochi metri da Casa Ariete: «Una rete naturale con la Biblioteca Durante e i percorsi di reinserimento dei giovani autori di reati, che certamente andranno a consolidare l’importante lavoro che da anni si svolge con le associazioni del territorio e con il prezioso contributo di Giannino Durante, papà di Annalisa, vittima innocente della camorra, proprio di quel clan Giuliano».

Anche l’amministrazione comunale guarda a Casa ARIETE come a un tassello di una strategia più ampia. «La nostra versione di rigenerazione urbana si fa con le persone», ha detto la vicesindaca di Napoli, Laura Lieto. «Qui c’è una rete di soggetti che sono capaci di prendersi cura di questi spazi e che sono capaci di creare percorsi educativi: questo è un luogo fisico ma anche un’antenna di una rete sociale molto vasta che fa un lavoro a vantaggio dei territori». E guardando proprio alla storia dell’immobile la vicesindaca aggiunge: «Questa casa rappresenta un’iconografia degli anni Ottanta molto famosa: a questa iconografia se ne sostituirà una nuova».

 

Un modello da replicare

L’ambizione di Casa ARIETE, spiegano i promotori, va oltre la durata del finanziamento: l’obiettivo è sviluppare un modello gestionale sostenibile e un toolkit operativo replicabile, capace di trasformare l’esperienza in un patrimonio duraturo per Forcella e in un tassello di una nuova rete di “poli del digitale” napoletani. Dove un tempo si contavano gli affari di un clan, da oggi si contano i laboratori, i tirocini, i ragazzi che entrano da quella porta per imparare a costruirsi un futuro diverso.

 

di Roberto Malfatti

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