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Morniroli: «Il welfare deve diventare una priorità, non l’ultima voce» L’INTERVISTA
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Far diventare il welfare uno dei temi prioritari, non residuali, della politica della Regione Campania, mettendo al centro i diritti delle persone. È questa la svolta che intende imprimere nelle politiche regionali Andrea Morniroli, nominato assessore al Welfare e alla Scuola della Campania nella Giunta dell’era Fico. Uomo del terzo settore, 65 anni, di cui 44 spesi nel sociale, socio storico della cooperativa sociale Dedalus, con all’attivo diversi ruoli nazionali in organizzazioni come la Rete Antirazzista e il Forum Disuguaglianze Diversità, Morniroli si è sempre battuto per i più fragili, occupandosi di temi come marginalità sociali, innovazione e rigenerazione culturale, politiche educative e contrasto alla povertà. Sebbene non sia nuovo a collaborazioni con il pubblico (è già stato consulente di diverse amministrazioni, oltre che dei ministeri della Solidarietà sociale e dell’Istruzione), oggi, con questo incarico istituzionale, mette a disposizione della comunità competenze ed esperienza maturate in decenni di lavoro sul campo.
Da “operatore sociale”, come lei si è sempre definito, ad “assessore”: come ci si sente a stare dall’altra parte della barricata?
«A dire il vero, non è la prima volta che mi trovo in situazioni simili: ho lavorato nelle pubbliche amministrazioni per anni, dirigendo ad esempio lo staff dell’assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli e prestando consulenze per il Ministero. Ma questa volta è diverso. Oggi, nei panni che vesto, ho un’occasione unica: capire se le cose che abbiamo chiesto e proposto in questi anni possano realmente concretizzarsi. Non è affatto scontato e sento il peso di questa responsabilità, ma dopo oltre quarant’anni di lavoro nel sociale mi sembrava giusto accettare questa sfida».
Quali sono le priorità da affrontare per il welfare in Campania?
«Sono in una fase iniziale e la situazione è complessa, ma posso già dire che lavorerò alla programmazione delle politiche sociali, ferma da troppo tempo. Tra le mie priorità c’è il Piano Sociale che, per il biennio 2024-2026, non è stato ancora approvato: va data un’accelerata, perché la programmazione è fondamentale per sbloccare risorse. Parallelamente occorre riattivare tavoli di confronto e concertazione, valorizzare la macchina regionale e rilanciare il rapporto con il territorio, a partire dalle cooperative e dagli enti del terzo settore, che non sono meri esecutori di politiche ma soggetti attivi del processo. Da loro deve venire una spinta al cambiamento, che è sociale e culturale al tempo stesso».
Ci parli di alcuni temi sociali che le stanno a cuore.
«La disabilità, per cui è necessario investire in progetti e risorse, a partire dagli assegni di cura; la povertà, che richiede un rilancio deciso di un piano di azione; il socio-sanitario, ambito in cui bisogna investire in prevenzione territoriale attraverso azioni di riduzione del danno, dalla salute mentale alle dipendenze. Il concetto è semplice: se queste persone stanno meglio, sta meglio tutta la comunità e anche i costi del pubblico si riducono».
Passiamo all’altra sua delega: cosa intende fare per migliorare la scuola campana?
«Occorre senza dubbio rilanciare l’edilizia scolastica e intervenire in maniera incisiva sulle politiche educative, sempre con la cifra della coprogettazione e della partecipazione dal basso ai processi. È chiaramente troppo presto per dirlo, ma si potrebbe anche riflettere su una legge ad hoc contro la povertà educativa».
Le aspettative su di lei sono molto alte. Come intende dare forma a questo cambiamento?
«Si può agire su un doppio fronte. Da una parte quello della programmazione, riattivando risorse e facendo ripartire, ad esempio, anche il lavoro degli Ambiti territoriali, tassello fondamentale per destinare fondi alle categorie più fragili. Dall’altra, non va dimenticato il potere legislativo della Regione Campania, per cui si potrebbe intervenire anche sul piano normativo. La vera inversione di marcia sarebbe cominciare a parlare di welfare come priorità dell’agire amministrativo, e non come ultima voce per lo sviluppo del territorio».
Come è stato accolto in Regione?
«Molto bene. Trovo che il presidente Fico sia molto attento a temi come i diritti e le diseguaglianze, e su questo condividiamo pienamente la linea. Ho trovato uffici disponibili a mettersi in gioco con me, e questo è fondamentale. Non voglio commettere l’errore di dare risposte immediate su tutto: la mia idea è risolvere un problema alla volta, guardando al futuro e non al passato. Se riusciremo a riportare al centro le persone, a prescindere dalle singole azioni, avremo già ottenuto un ottimo risultato».
di Maria Nocerino




