Portici, le foto dei cittadini raccontano i non-luoghi della città

Riscoprire luoghi e non-luoghi della città di Portici attraverso le foto dei cittadini. Fino al 26 giugno una mostra di scatti che immortalano angoli e simboli della città vesuviana sarà visitabile tutti i giorni, dalle 9 alle 18, presso Villa Fernandes. Nel bene confiscato alla camorra, fino a pochi anni fa anch’essa non-luogo riscattato e trasformato in vivacissimo hub di associazioni, sarà possibile osservare criticità e punti di forza della comunità, visti attraverso il punto di vista della cittadinanza. Il vernissage è nato dalla spinta propulsiva del Centro anti-usura don Pino Puglisi, presieduto da Daniela Corvino, che dopo una campagna mediatica partita nei mesi scorsi ha infine presentato il risultato dell’iniziativa inserita nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile 2020.

All’inaugurazione, tenutasi nel giardino di Villa Fernandes, hanno preso parte Antonio Capece, capoprogetto di Villa Fernandes, Daniela Corvino, Maria Dolores Morelli, docente e referente Orientamento del Dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’Università Vanvitelli e Antonio Iaccarino, storico dell’arte e rappresentante della Cooperativa La Paranza- Catacombe di San Gennaro.

A Daniela Corvino è spettato spiegare il perché di una mostra di luoghi e non luoghi della città di Portici: «Abbiamo cercato di individuare attraverso l’Agenda 2030 dell’Onu sullo sviluppo sostenibile due obiettivi: le città inclusive e sostenibili, su cui si basa la prima parte del vernissage, e le zone costiere e la salvaguardia delle stesse e dell’ambiento marino – ha dichiarato –  Coinvolgendo i cittadini abbiamo cercato di riflettere su cosa sia una città sostenibile, su cosa ne sanno i cittadini e se essi stessi percepiscono la città come un luogo accogliente e sostenibile o vi siamo anche zone non fruibili, non accoglienti e che creano diseguaglianze».

Alle parole di Daniela Corvino corrispondono dunque gli scatti presentati nella mostra. Quelli del borgo marinaro di Portici, il suggestivo Granatello, ad esempio: rappresentato non solo nella sua indiscutibile bellezza ma anche attraverso la lente distorta del degrado come nel caso delle foto dell’ex mercato, area inutilizzata. Alcuni contributi hanno riguardato le aree verdi, le zone in cui praticare sport, gli angoli abbandonati, ma anche le ‘perle’ come la Reggia con il suo bosco. Il risultato è un caleidoscopico lavoro di comunità che offre allo sguardo dei visitatori un’immagine quanto più possibile oggettiva e anche critica di Portici. E questa, nelle intenzioni degli organizzatori, è la base di partenza per un possibile rilancio. Come ha spiegato Antonio Capece: «La speranza è che un domani i non luoghi non siano più tali».

Un progetto che non è solo rappresentazione statica dei problemi di una comunità, dunque, ma che vuole offrire una occasione di discussione e rilancio. Per questo hanno avuto particolare significato gli interventi di Maria Dolores Morelli che ha illustrato i risultati del progetto sull’eco-design portato avanti dalla Vanvitelli e l’esperienza di rinascita del rione Sanità e delle sue catacombe, raccontata dallo storico d’arte Iaccarino.

di Bianca Bianco