Nella Casa circondariale femminile di Pozzuoli parte il progetto di accoglienza e rispetto delle differenze

L’accordo firmato alla Casa circondariale femminile di Pozzuoli si chiama “Over The Rainbow” e non a caso ricorda la straordinaria colonna sonora del Mago di Oz, interpretata dall’iconica Judy Garland. Promuovere una nuova cultura dell’accoglienza per evitare spiacevoli casi di emarginazione e tragici episodi di violenza sono gli obiettivi dello storico protocollo d’intesa firmato tra la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli, il Centro SINAPSI dell’Università Federico II di Napoli, la Fondazione GIC e le associazioni ALFI le Maree, Antinoo Arcigay Napoli e Pride Vesuvio Rainbow. Comincia così un nuovo percorso di lavoro fatto di divulgazione e soccorso dopo l’eccezionale esperienza già condotta, negli ultimi anni, dalle associazioni LGBTI nella Casa Circondariale di Poggioreale: un lavoro che è stato portato avanti, senza sosta, anche durante l’ultimo difficilissimo anno in cui la pandemia ha esacerbato dinamiche e stati d’animo già gravemente compromessi. “Finalmente riusciamo, anche grazie alla determinazione della direttrice della Casa circondariale di Pozzuoli, Maria Luisa Palma, a stipulare questo importante protocollo d’intesa, denominato “Over the Rainbow”, per costruire nuovi percorsi di ascolto e di supporto alle detenute e per promuovere una cultura dell’accoglienza e del rispetto delle differenze – fanno sapere dall’associazione presieduta da Danilo Beniamino Di Leo – in un momento critico come quello che stiamo vivendo, generato dalla pandemia da Covid-19, proiettandoci con decisione nella delicatissima fase di ripartenza e di ricostruzione, siamo sempre più determinati a investire risorse umane, esperienza, passione e professionalità nella difesa e nella tutela dello Stato di diritto, a partire proprio dalla cura dei soggetti più vulnerabili, come donne, migranti, senza fissa dimora e ovviamente persone LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans e Intersessuali) che non hanno ancora, nel nostro Paese, piena parità di diritti e di opportunità.”  Come? Lanciando il cuore “oltre l’arcobaleno” come nel brano che parla della speranza in una vita migliore. “Vogliamo provare a ripartire dalle “periferie” delle nostre città – concludono gli esperti-volontari di Pride Vesuvio Rainbow – come spesso, purtroppo, sono le nostre carceri, immaginando di guardare oltre la presente drammatica crisi sanitaria, sociale ed economica.”

di Mirella D’Ambrosio