Covid, l’impossibile ritorno in patria degli srilankesi: «Due settimane in albergo a nostre spese»

Un obbligo di quarantena di ben 14 giorni da passare in un albergo a spese di chi ritorna dall’estero. È una delle misure adottate dal Governo dello Sri Lanka per combattere la diffusione del Coronavirus, che trova però la netta contrarietà dei lavoratori del Paese asiatico in giro per il mondo.

LA PROTESTA – A chiedere al presidente Gotabaya Rajapaksa di rivedere un provvedimento giudicato discriminatorio, le varie comunità sri lankesi presenti in Italia, compresa quella di Napoli nella mattinata di domenica in piazza Dante per un presidio replicato in città come Roma, dinanzi l’Ambasciata dello Sri Lanka, a Milano e non solo. “Salvaguardiamo il diritto dei cittadini sri lankesi impiegati all’estero di ritornare in patria”, il contenuto di uno striscione esposto «I turisti possono entrare nel Paese senza quarantena mentre i lavoratori che si trovano sparsi per il mondo devono pagarsi l’albergo per due settimane. Molti di loro non hanno tutti questi soldi e in questo modo non possono nemmeno andare ai funerali dei propri congiunti o andare a trovare i familiari che stanno male. È ingiusto, se si considera anche che già solo un biglietto aereo di ritorno verso lo Sri Lanka può costare oggi anche 1000 euro e ce ne vorrebbero altrettanti anche per stare in albergo», afferma Charit Wanniarachige del Fronte di Liberazione del popolo dello Sri Lanka e rappresentante napoletano dei propri connazionali che in città sono circa 10.000. Secondo alcuni calcoli in tutt’Italia i cittadini sri lankesi venuti per lavorare e cercare un avvenire migliore e che ora si trovano nella difficoltà di rientrare seppur momentaneamente nella terra natìa si aggirano sui 200.000. Si tratta, nei fatti, di una delle comunità straniere maggiormente rappresentate nel nostro Paese.

EX OPG – A dare manforte all’iniziativa del Fronte di Liberazione del popolo dello Sri Lanka e partecipata da decine di rappresentanti che sono stabilmente a Napoli, anche gli attivisti di Potere al Popolo ed Ex Opg Je So Pazzo. «Quella del Governo è una decisione classista e antipopolare che scarica i costi della crisi sul popolo srilankese», ravvisa Maurizio Coppola dell’Ex Opg intervenuto ieri. «L’economia srilankese è a pezzi – aggiunge – Nel Medio Oriente ci sono tantissimi lavoratori di quel Paese che erano impegnati nel settore petrolifero e che ora hanno perso il lavoro a causa della crisi. Sono tantissimi anche quelli impegnati come lavoro di badanti, nel settore delle rimesse nel turismo anche loro in difficoltà. Il Governo ha deciso di scaricare sui propri connazionali all’Estero i costi connessi all’emergenza del Coronavirus»

di Antonio Sabbatino