Torre Annunziata istituisce una ‘via fittizia’ per i senzatetto. L’assessore: «Simbolo di inclusione»

E’ stata la pandemia a scoperchiare, in tante città della Campania,  il vaso di Pandora del disagio sociale. Quello sommerso, invisibile, esploso quando il lockdown ha messo in ginocchio l’economia locale. A Torre Annunziata il Comune monitorava da tempo, attraverso i servizi sociali, i casi di povertà e difficoltà economica. Quando il virus si è abbattuto sulla comunità oplontina, come in tutta Italia, si è reso necessario garantire che gli aiuti: basti pensare ai semplici pacchi alimentari distribuiti in questi mesi, arrivassero a tutti ‘aggirando’ gli ostacoli burocratici. Anche ma non solo con questa finalità l’amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo Ascione ha deciso, in sinergia con l’assessorato alle Risorse Umane affidato all’avvocato Raffaele Pignataro, di intervenire istituendo una via ‘fittizia’ che consenta ai senzatetto di avere una iscrizione anagrafica, e così poter usufruire di più servizi: dall’aiuto alimentare al medico di base, dalla carta di identità a qualsiasi tipo di assistenza.

 «A Torre Annunziata sono circa 660 le famiglie seguite dai servizi sociali su 43mila abitanti – racconta l’assessore Pignataro – C’era però la necessità di garantire assistenza anche ai senza fissa dimora, italiani e stranieri. Da qui l’idea di creare un indirizzo fittizio (via Casa Comunale Schiti 1 ndr) in cui la persona, volontariamente, può chiedere di eleggere domicilio reale». L’eventuale istanza è su base volontaria, l’ente non intende censire né costringere all’iscrizione anagrafica: «Si parte dal rispetto – spiega Pignataro – anche di chi vive in strada per scelta di vita. Chi vorrà potrà eleggere domicilio nella strada che sulla mappa non esiste». Per ottenere questa domiciliazione dovrà essere presentata un’istanza, poi spetterà ai Servizi sociali del Comune verificare la condizione del richiedente con particolare riferimento all’adesione a percorsi e progetti di natura sociale, assistenziale, educativa o riabilitativa. «Questa soluzione – continua Pignataro – ci consente di superare la burocrazia e garantire una piena giustizia sociale, che riguardi anche i sans papiers ingiustamente esclusi da taluni diritti. Per noi era un passaggio scontato, soprattutto in questa complicata fase, per aiutare senza distinzioni ed essere di supporto alle associazioni no profit che fanno un grande lavoro sul territorio. Un atto dovuto, insomma, ma che spero sia anche simbolico in un’epoca segnata da troppi egoismi».

di Bianca Bianco

foto © Mario Furlan – Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”