«La scuola è a scuola»: ecco il rapporto Ipsos su frequenza scolastica durante la pandemia. Ed è allarme al Sud

A 10 mesi dall’inizio della pandemia da sars Cov-2 e dalla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e dall’inizio della relativa riformulazione della didattica scolastica attraverso le piattaforme virtuali (la cosiddetta “didattica a distanza”), gli adolescenti e le adolescenti sembrano, ancora oggi, spariti dalle agende politiche e dal dibattito pubblico. Sono state le Reti Sociali, organizzatesi dal basso su tutto il territorio nazionale attraverso mobilitazioni partecipate dagli studenti e studentesse, famiglie e solidali, a far prendere parola ai soggetti più sensibili di questa crisi. Si vuole superare la narrazione di “soggetti a rischio” per la trasmissione del contagio per rivendicarsi il loro ruolo di “protagonisti/e inascoltati/e della crisi”.

SAVE THE CHILDREN – È l’indagine condotta da Ipsos per Save The Children, “I giovani ai tempi del Coronavirus”, a fotografare una condizione critica per oltre due milioni e mezzo di adolescenti delle scuole superiori di secondo grado che si trovano a dover fare i conti con il rischio della dispersione scolastica stimando che “almeno 34mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado potrebbero aggiungersi a fine anno ai dispersi della scuola”.

 L’ indagine muove dalla volontà di far prendere parola direttamente ai ragazzi e alle ragazze che stanno vivendo in prima persona gli effetti di una crisi di lungo periodo che influenzerà soprattutto il loro futuro formativo.

Dal 2 al 13 dicembre, l’Ipsos ha coinvolto 1000 studenti e studentesse tra i 14 e i 18 anni per conoscere e analizzare trasversalmente le loro opinioni, stati d’animo e aspettative rispetto la scuola, la sfera relazionale ed emotiva.

Il 28% degli studenti dichiara infatti che almeno un loro compagno di classe, dal lockdown di questa primavera ad oggi, avrebbe smesso di frequentare le lezioni (24% tra 14-15 anni, 30% 16-18anni). Il 7%, invece, afferma che i compagni di scuola “dispersi” a partire dal lockdown sono tre o più di tre.

Il 38% degli e delle studenti/esse intervistati/e ritengono che la didattica a distanza sia stata un’esperienza totalmente negativa resa ancor più critica da alcuni limiti materiali che i ragazzi e le ragazze e le relative famiglie hanno dovuto far fronte, divaricando e accentuando ancor di più le differenze di opportunità tra Nord e Sud Italia.

IL MERIDIONE – É sul territorio meridionale che si registra un gap tecnologico che ha messo a dura prova le famiglie, il 48% ha avuto problemi di connessione internet e il 20% dichiara di avere avuto problemi e carenza di strumentazione digitale come tablet, smartphone, computer.

Un’altra principale difficoltà testimoniata dagli e dalle studenti/esse è la difficoltà a concentrarsi nel seguire le lezioni dietro uno schermo. Difficoltà che sembra avere un duro impatto nella loro preparazione scolastica: più di uno studente su tre (35%) si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e il 35% quest’anno deve recuperare più materie dell’anno scorso.

È stato definito un “anno sprecato” dal 46% degli adolescenti che si sono ritrovati costretti a vivere in un mondo di incontri esclusivamente virtuali; il 65% è convinto di star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola.

Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%), in un turbinio di sensazioni negative di cui riescono a parlare prevalentemente con la famiglia (59%) e gli amici (38%), ma che per più di 1 su 5 rimangono un carico emotivo da portarsi dentro, senza condividerlo con nessuno (22%). É la Società Italiana Pediatria ad invitare a un superamento della didattica a distanza, responsabile di numerosi disturbi fisici e psicologici e cognitivi.

Guardando a questi numeri, all’esperienze dirette di chi ogni mattina deve semplicemente attivare la webcam (se vuole) per entrare in relazione con i suoi/sue compagni/e di classe vedendosi, così, privato di ogni forma di produzione reale della conoscenza che avviene attraverso lo scambio culturale in prima persona  e guardando alla scuola ridotta ad un rapporto frontale, studente-docente, dovrebbe essere necessario superare la didattica a distanza attraverso un potenziamento del trasporto pubblico e misure di sicurezza sanitaria per fare in modo che la scuola si torni a fare a scuola.

di Emanuela Rescigno