“Clandestino”, “paura”, “allarme”: i migranti raccontati sempre come un’emergenza. Ecco il VIII Rapporto della Carta di Roma

Nonostante i media siano stati monopolizzati dal covid-19, e lo sono tuttora, il tema della migrazione ha comunque occupato con prepotenza la scena giornalistica nazionale avendo subìto una forte tematizzazione politica all’interno dell’agenda dei partiti. È quanto emerge dall’ VIII Rapporto della Carta di Roma, presentato mercoledì 16 dicembre dall’Associazione Carta di Roma in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, sul rapporto tra media e migrazione.

Lo studio ha preso in esame tre tipologie di mezzi di comunicazione: la carta stampata, la televisione, i social media.

LA CARTA STAMPATA – Nel periodo gennaio-ottobre 2020 sono stati pubblicati 6.402 titoli su migranti e migrazioni dalle 108 testate esaminate: si è riscontrato che nei mesi successivi al lockdown i titoli su migranti e migrazioni sono schizzati da una media di 12,9 al giorno del mese di aprile ad una di 30,1 in quello di agosto.

“L’analisi delle corrispondenze lessicali – afferma il Rapporto – ha dato origine a quattro cluster riassumibili in: accoglienza, allarme, lavoro, politica”. Di essi, quello relativo all’allarme è risultato essere il più corposo “con il 53% di tutti i lemmi del corpus, direttamente collegato alla dimensione emotiva della preoccupazione, se non di aperto rifiuto, verso le migrazioni su aspetti che vanno dagli sbarchi, alle tensioni internazionali, alla (presunta) emergenza sanitaria per la diffusione del Covid-19. Il linguaggio emergenziale permea molti titoli di questo insieme, a cui si aggiunge un ulteriore elemento critico: il ricorso al lessico bellico e metafore di guerra”.

La buona notizia è che, in discontinuità con gli anni passati, nella rilevazione del 2020 scompare come nucleo semantico autonomo quello della criminalità, una sfera concettuale che ha proposto il binomio immigrazione- criminalità alimentando il senso di insicurezza degli italiani mentre il termine clandestino, denigrante e giuridicamente errato, è entrato nel linguaggio corrente ed è ancora ampiamente utilizzato nei titoli dei giornali.

I TELEGIORNALI – Non va meglio in televisione doveil focus del racconto della migrazione è centrato sugli arrivi via mare, lo scontro politico relativo alla gestione delle frontiere, gli accordi con la Libia e la Turchia, e assai poco sulla narrazione delle vie legali per raggiungere l’Europa e dei corridoi umanitari: rispettivamente 691 e 2.

“Lo spazio all’accoglienza – continua il Rapporto – è del tutto marginale, con il 4% di attenzione è il dato più basso degli ultimi cinque anni di rilevazione. Inoltre, la cornice in cui è declinata l’accoglienza è solo in parte umanitaria, affiancata da un esposizione emergenziale e problematica (le “fughe degli immigrati”, il collasso dell’hotspot a Lampedusa, la gestione dei centri di accoglienza resa complicata dal Covid-19).

SOCIAL MEDIA – Secondo il Censis facebook è la seconda cassa di risonanza delle notizie, dopo il telegiornale, e nell’analizzare i post degli organi di comunicazione relativamente ai due universi semantici – la migrazione e Covid-19 – prevale la condivisione di contenuti che appartengono alla dimensione della cronaca,  come il numero di migranti sbarcati e risultati positivi al covid o le proteste dei cittadini. Poche le analisi e gli approfondimenti. Sul versante tweet e politica, il Rapporto segnala che la tendenza è quella di creare nei messaggi istantanei una contrapposizione tra un in-group (italiani) e un out-group (stranieri).

Infine, l’elemento forse più preoccupante è la debolezza della contro-narrazione sul tema migratorio: nel magma informativo di tutti i canali di comunicazione, prevale la narrazione emergenziale e spersonalizzante dei migranti. La strada verso un’informazione equilibrata e libera è ancora lunga, forse, non si scorge nemmeno ancora il sentiero all’orizzonte.

di Ornella Esposito

foto: © Romolo Maddaleni – Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”