Se terapia significa cura, LET-TERAPIA è la cura attraverso lettere

“Lungo il mio percorso di studi e formazione – racconta la pedagogista Federica Nastri– per quella che è oggi la mia professione: pedagogista, educatrice e mediatrice familiare, ho sempre sentito l’esigenza di cercare un modo per poter adoperare l’arte della scrittura all’interno del mio lavoro. Personalmente credo di aver imparato prima a scrivere e solo in seguito a gattonare; già da bambina avevo ben intuito il potere della scrittura e l’infinita possibilità che risiede nel trasformare le emozioni in parole e viceversa. Riuscire a tradurre ciò che si sente consente non solo il raggiungimento della libertà più autentica ma anche la comprensione di difficili fasi della vita e la possibilità di poterle superare. LET-TERAPIA nasce dalla mia voglia di rivalorizzare la scrittura a mano esplorandone l’importanza, dal riscontro stesso che può avere nella vita privata, relazionale, professionale e affettiva di ciascun soggetto. Se terapia significa cura, LET-TERAPIA è la cura attraverso lettere. Utilizzare l’arte della scrittura in particolar modo sotto forma di lettera diviene un vero e proprio mezzo di guarigione capace di favorire una migliore comunicazione, comprensione, rielaborazione del dolore, progettazione al cambiamento e liberazione dell’anima. Nei colloqui, la lettera all’altro è diventata il mio alleato per trasmettere empatia e fiducia, oltre che mezzo per sviscerare e affrontare le problematiche che emergono in consulenza. Il ruolo di intermediario che ha la scrittura in questo campo, possiede una potenzialità immensa che va dalla risoluzione dei conflitti genitori-figli, alle problematiche legate al mondo della scuola, ai fenomeni di violenza – bullismo – cyberbullismo, ai percorsi educativi individualizzati, alla progettazione e realizzazione di cambiamenti e attività formative, alla crisi della coppia, separazione o divorzio. Le funzioni principali di LET-TERAPIA- spiega Nastri- sono: vicinanza, accoglienza e liberazione dal dolore. Allora, mi sono chiesta: perché non utilizzare tale mezzo come “dono” per questo faticoso Natale, che contrariamente sarà all’insegna della distanza, mancanza di affetto, paura e tristezza? Così ho pensato di utilizzare i social per sorteggiare alcuni contatti distanti, fornirmi degli indirizzi di domicilio nel rispetto della privacy, e scrivere loro lettere in cui condivido un’emozione, una sensazione o un pensiero profondo che arriverà al destinatario il quale a sua volta potrà sorteggiare altri contatti e scrivere loro nuove lettere. Ho ricevuto risposte colme di solitudine e tristezza da tutta quest’Europa divisa ed è stato un onore potermi dedicare a loro tramite la parola. E ’un piccolissimo modo per non sentirsi soli, esserci, amarsi”.