Da Scampia a Montesanto, l’esercito dei volontari che distribuisce beni ai soggetti fragili della città

Una solidarietà forse meno mediatica rispetto alla prima ondata, quando la convinzione di molti era che l’emergenza Covid si sarebbe risolta in pochi mesi grazie agli effetti del lockdown totale, ma ugualmente importante dato il considerevole aumento, questa volta in un diffuso silenzio, delle famiglie in difficoltà dal punto di vista sociale ed economico. Dal centro storico al quartiere Scampia, le realtà territoriali, con enormi sacrifici, riescono ad arrivare dove le istituzioni a volte languono per incapacità o impossibilità dal punto di vista organizzativo e di risorse disponibili. Due i principali racconti in quest’articolo: la distribuzione di pacchi alimentari del centro sociale Sgarrupato/Damm realizzata in collaborazione con Emergency e la spesa solidale oltre al banco alimentare portati avanti dal Coordinamento Territoriale Scampia.

Sgarrupato/Damm – Sabato mattina del 12 dicembre. Già prima delle 10 i volontari di Emergency, la ong fondata da Gino Strada, e gli attivisti dello Sgarrupato/Damm – da Oksana Oliynyk a Luigi Volpe, da Angela Parlato a Bianca Verde, a Maria e a tanti altri, sono come sempre già nello spazio di Vico Lepre ai Ventaglieri, al quartiere Montesanto, per consultare gli elenchi dei beneficiari del pacco alimentare settimanale da donare. I numeri sono impressionanti: sulla lista di Emergency ci sono oltre 200 famiglie da aiutare, provenienti soprattutto del centro storico ma anche di altri parti dell’area metropolitana di Napoli. Ad esse se ne aggiungono circa 250 della lista dello Sgarrupato. «L’idea è quella di intervenire nell’emergenza come questa scaturita dalla diffusione del Covid, quelle croniche speriamo però che vengano risolte dallo Stato. Il pregio del progetto di Napoli è che è garantita la collaborazione della Lab 00 e del Comune di Napoli» spiega Giuseppe Fiordalisi, coordinatore area campana di Emergency e responsabile del progetto “Nessuno Escluso’’, quello che in diverse aree della città, grazie alla sinergia con le realtà del posto e anche di Palazzo San Giacomo nel caso di specie, aiuta chi in difficoltà al momento. Altri punti di distribuzione di Emergency si trovano a Ponticelli e Soccavo, presto ne sorgerà uno anche nel quartiere Miano abbracciando così i vari punti della città. I pacchi settimanali contengono alimenti per 4 persone. Le consegne al mese sono 4: il primo un pacco contente olio, sale, farina. Gli altri contengono pasta, biscotti, caffè, piselli, fagioli, conserve, passate. «Ho letto tempo fa, arrabbiandomi, che il cuore di Napoli si era fermato e spento – aggiunge Fiordalisi –  non è assolutamente vero perché in tanti continuano a fare un gran lavoro come quelli dello Sgarrupato, indipendentemente da Emergency». Donazioni di privati e dei commercianti sono una parte importante dell’egregio lavoro svolto dallo Sgarrupato nella fornitura a chi ne ha bisogno di cibo ma anche generi di prima necessità per bambini e indumenti. L’associazione Primo Abbraccio, la macelleria della Pignasecca di Gaetano Lubrano, il laboratorio di via San Liborio di Biagio Grimaldi, la Fondazione di Comunità del Centro Storico, Salumeria Antichi Sapori continuano a donare imperterriti nonostante lo spauracchio della crisi economica. C’è anche un volontario di Emergency che lavora all’aeroporto al quale i colleghi hanno passato i buoni pasto per aumentare le scorte alimentari. Insomma, i comportamenti virtuosi non mancano. Nonostante ciò, «il lockdown ha inciso sulla povertà e precarietà in generale – spiega Luigi Volpe dello Sgarrupato che di tanto in tanto si allontana per la distribuzione a domicilio-   Stiamo cercando da parecchio tempo di dare una grossa mano. Non è certo una panacea di tutti i mali, ma la nostra intenzione è far capire che una parte della città può donare. Non ci possiamo sostituire alle istituzioni e a chi dovrebbe gestire realmente un processo di questa portata». Sulla piattaforma www.buonacausa.org è possibile accedere al link dello Sgarrupato dove effettuare la propria donazione in favore del progetto “Emergenza Covid: sostieni la spesa solidale’’. «Rispetto ai primi mesi di pandemia, l’onda delle donazioni è scemata e stiamo andando a singhiozzo. Sembra quasi che sia tornata la normalità, ma adesso è anche peggio perché c’è più gente bisognosa di aiuto. Esiste la convinzione che siccome non si è deciso per un secondo lockdown totale, le persone possono uscire e arrangiarsi ma i fatti stanno in un’altra maniera» ci tiene a chiarire Oksanna Oliynyk che tiene sotto controllo l’elenco delle persone da sostenere. Dallo Sgarrupato richiamano altri ad un altro aspetto: il rischio sfratti per quelle famiglie impossibilitate a pagare l’affitto e le falle del sistema sanitario pubblico e territoriale. «Molti per mangiare non stanno pagando l’affitto. Il rischio è che alla fine del blocco degli sfratti, a fine gennaio, sopravvenga una pandemia di sfratti esecutivi le misure di welfare stanziate dal governo sono assolutamente inadeguate» denuncia Bianca Verde, che è anche consigliera alla Seconda Municipalità di Napoli.

Brigata di mutuo aiuto sanitario – Anello principale della catena, quello sanitario. Le realtà del centro storico da tempo sono critiche con la Regione Campania e il Governo per quello che definiscono uno smantellamento progressivo della sanità pubblica. Ed è anche per questo che è nata la Brigata di mutuo aiuto sanitario, una risposta dal basso alle negligenze mediche generali. «Abbiamo cominciato acquistando lotti di saturimetri e raccogliendo dpi – spiega Alfonso De Vito – quello che facciamo concretamente è distribuire materiale informativo sulla gestione domiciliare dei malati Covid e quando serve strumenti per facilitare l’anamnesi telefonica e il tele-monitoraggio, visto lo scandalo della mancata attivazione in molti quartieri delle Usca (squadre mediche previste dai protocolli regionali e nazionali per la visita domiciliare ai malati covid sintomatici)».

Il coordinamento territoriale Scampia -Tra i quartieri dove maggiormente il concetto di solidarietà si fa aiuto concreto, c’è senza dubbio Scampia. Tante i riferimenti, come il Coordinamento territoriale Scampia. Quest’ultimo da settimane porta avanti un doppio binario di sostegno: il banco alimentare e la spesa solidale. Nel primo caso, spiega Giuseppe Mancini, «seguiamo 40 famiglie indigenti di Scampia selezionate tramite l’Isee. Chi nel 2019 ha dichiarato un massimo di 5000 euro annui. Il progetto è nato in collaborazione con l’associazione i.Ra.De.Mu. e i nuclei familiari individuati vengono seguiti tutto l’anno con una distribuzione costante di generi alimentari». Sempre grazie alla collaborazione con i.Ra.De.Mu e altri soggetti del mondo dell’associazionismo del quartiere, il Coordinamento Territoriale ha avviato anche una spesa solidale. Ad esserne coinvolti anche diverse attività commerciali come: Tabaccheria Scampia, Tabaccheria Migliore, Salumeria Lucrezia, Macelleria Esposito Vincenzo, Detersivi e Cartoleria Ercolano Michele, Macelleria Gobetti, Market Chalet Bakù, Farmasanitaria Nuova Generazione e Decò Melito dinanzi ai quali sono stati piazzati dei cesti per consentire le donazioni ai volontari. Il centro di raccolta della spesa solidale, distribuita poi una volta a settimana, è l’Officina delle Culture Gelsomina Verde con sede al Lotto P5 di via Arcangelo Ghisleri in prima linea per la spesa solidale insieme a Radio Scampia Onlus, Associazione Ciro Vive, Athena Volley, Arci Scampia, Associazione Gioventù Partenope, Associazione A.I.S.S.A., Associazione Ripuliamo Napoli, Cooperativa (R)Esistenza e Asd Le Ali di Scampia. Per effettuare delle donazioni è attivo l’Iban IT55V0306909606100000172262.  «In questo secondo caso – aggiunge Mancini del Coordinamento Territoriale – diamo aiuto concreto soprattutto a quei commercianti e a quei lavoratori che si sono trovati di punto in bianco senza sapere come andare avanti». Si tratta di quelle categorie capaci, nella prima fase dell’emergenza virus, di sorreggere di primo acchito chi aveva perso tutto ma che ora sono finiti nello stesso girone dantesco della fame.  

di Antonio Sabbatino