Covid e detenuti, l’appello dei Garanti al Prefetto: «C’è il rischio di nuovi tumulti»

Una serie di misure, sottoposte al prefetto di Napoli Marco Valentini incontrato lo scorso sabato, per attenuare l’ampia diffusione del Covid nelle carceri in questa seconda ondata. Tra i punti dirimenti: arresti domiciliari per chi ha da scontare in cella soltanto un anno di pena; braccialetto elettronico, tra le altre cose di difficile reperimento, per i detenuti che devono scontare da 2 a 1 anno; arresti domiciliari per i detenuti con una pena residuale di 6 mesi, anche per quelli condannati con reati ostativi e cure al di fuori delle carceri per chi ha malattie croniche.

Le parole dei garanti e i numeri del contagio in carcere

A metterli nero su bianco i garanti dei detenuti regionale e del Comune di Napoli, Samuele Ciambriello e Pietro Ioia, le associazioni che si occupano dei diritti dei familiari come “Antigone’’ e “Liberi di Volare’’ e gli stessi parenti di chi è in carcere che chiedono allo stesso prefetto Valentini di fare da tramite affinchè le richieste avanzate arrivino sul tavolo del Governo e del ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede. «Al prefetto l’ho detto: C’è il rischio che scoppino nuovamente tumulti sia dentro che fuori le carceri, il pericolo è nell’aria, come successo già la scorsa primavera. Manca poco» le dichiarazioni del garante comunale dei detenuti Pietro Ioia. Samuele Ciambriello snocciola alcuni dati campani sul contagio, aggiornati alla fine della scorsa settimana, riguardanti sia i detenuti che le guardie penitenziarie e gli stessi lavoratori in servizio presso le carceri campane. «Abbiamo ringraziato il Prefetto per averci ascoltato e per il fatto che si è impegnato a scrivere al Governo,ai colleghi delle altre province a alla Regione per creare spazi adeguati al di fuori delle carceri per eventuuali altri ricoveri di detenuti contagiati e in gravi condizioni. Siamo andati da lui con la consapevolezza che, di fronte alla tragedia del Covid nelle carceri, non si deve lasciare da solo nessuno e che il diritto alla salute va garantito anche nei luoghi di reclusione. Alla politica chiediamo atti di rottura e una svolta. I numeri dei contagiati tra Poggioreale e Secondigliano tra detenuti (146) e personale penitenziario ed operatori socio sanitario (85), il blocco dei colloqui, delle attività e degli ingressi di volontari hanno fatto emergere preoccupazioni e allarme». Pesanti anche i numeri italiani diffusi proprio nel sabato appena trascorso. In 11 istituti si registrano più di 10 casi e in 66 carceri i positivi oscillano fra uno e 9 casi. In 113 penitenziari, pari al 59,5% del totale. Casi anche tra gli agenti di Polizia penitenziaria, 824 in tutt’Italia (tutti in isolamento) e 65 dipendenti amministrativi. Ovviamente, vista la portata del contagio in questo momento, le unità di persone positive nell’ambito carcerario possono già aver subito un aumento.

La disponibilità del prefetto Valentini

In una nota diffusa dalla Prefettura a margine dell’incontro di sabato, si legge: “Il Prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha incontrato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello e i rappresentanti delle associazioni “Antigone”, “Liberi di volare” e della pastorale carceraria, che hanno rappresentato la difficile situazione negli istituti di prevenzione e pena napoletani ove il rilevante numero dei detenuti e la ristrettezza degli spazi destinati all’isolamento dei soggetti positivi al Covid-19, stanno determinando situazioni difficilmente gestibili dal punto di vista sanitario anche per il personale operante, e tensioni sociali. Il Prefetto ha assicurato massima attenzione alla delicata problematica che verrà attentamente seguita negli sviluppi successivi’’.  

La preoccupazione dei parenti

In attesa di sviluppi sul possibile snellimento del numero dei detenuti in carcere, i familiari di chi è in cella, presenti sabato all’esterno della Prefettura, mostrano le loro preoccupazioni. Mara Tortora, ha il papà rinchiuso al carcere Pasquale Mandato di Secondigliano, dove i colloqui sono sospesi. «Non solo – spiega Mara – la mensa è chiusa perché chi ci lavora è risultato positivo. I 3 pasti di diritto dai detenuti non vengono forniti non c’è il riscaldamento e spesso piove dalle stanze con i fili dell’elettricità penzolanti e mettono le buste per contenere l’acqua. Mancano anche gli igienizzanti non ci sono mentre le mascherine le hanno fornite alcune associazioni. Sono abbandonati a loro stessi, ammalarsi è molto facile purtroppo». Sull’opportunità di far terminare prima la detenzione di chi è quasi a fine pena o in attesa di giudizio, si schiera Sara Chirico, diversi parenti in carcere detenuti tra Poggioreale e Secondigliano. «Mio zio, rinchiuso a Secondigliano, aspetta da 3 anni la sentenza e visto quanto accade con il contagio potrebbe almeno passare in un regime diverso questo tempo che lo separa dalla decisione del giudice. Intanto, con l’ultima videochiamata ci ha mostrato la mancanza di igiene nella cella dove è stato trasferito dopo gli innumerevoli casi di positività al Covid del suo reparto».

di Antonio Sabbatino