Ancelia, il dispositivo intelligente per qualità dell’assistenza nelle RSA

L’applicazione che garantisce da remoto la trasparenza nelle residenze sanitarie assistenziali, a tutela della salute dei pazienti, dei familiari e degli addetti ai lavori. Si chiama Ancelia, il dispositivo sviluppato dalla startup milanese TeiaCare che viene piazzato sotto al soffitto delle camere dei pazienti nelle Rsa che dona i superpoteri agli infermieri delle strutture assistenziali: dotati di sensori, con un algoritmo è in grado di valutare la qualità dell’assistenza agli ammalati, anche quanto tempo viene loro dedicato quotidianamente nella terapia e nella vestizione.

Nel caso di allarme, quasi sempre legato alla mobilità del paziente, scatta un allarme che viene notificato via smartphone o pc agli infermieri, che possono così intervenire in tempo utile.

“E’ un’applicazione tagliata sulle esigenze delle Rsa – spiega il fondatore della startup, Guido Magrin – e che in futuro potrà essere essere utilizzata anche in ospedali e uffici. Ancelia e in generale TeiaCare nasce da un’esperienza personale, mio nonno due anni in una Rsa con una serie di complicazioni per la scarsa qualità assistenziale e per il poco tempo a disposizione degli operatori sanitari. Con l’app, il management della struttura assistenziale può scaricare un report da sottoporre ai familiari dei pazienti, per mostrare la qualità dell’assistenza fornita”.

Dunque, il monitoraggio digitale attraverso l’intelligenza artificiale per controllare gli spostamenti dei pazienti, semplificandone la vita dei quotidiana, Ancelia è utilizzata in diverse strutture del Nord, dalla Lombardia al Piemonte, Liguria e Veneto, fino al Lazio.

Fino a 500 posti letto monitorati, l’utilizzo dell’applicazione è diffuso anche in Spagna, tra Madrid e Barcellona. Per un’applicazione che mira a migliorare le performance degli operatori, anche senza entrare nelle camere degli ammalati.

“E’ uno strumento che pensa alla salute degli ammalati ma anche al rapporto fiduciario tra i parenti del paziente e lo staff dell’Rsa, così come tra gli operatori sanitari e il management della struttura -aggiunge Magrin – e con l’emergenza Covid-19, che ha visto migliaia di casi nelle Rsa, può fornire un contributo decisivo per la qualità dell’assistenza”. 

di Nicola Sellitti