L’incerto destino dell’Officina delle Culture: «Questo posto non deve chiudere»

Scongiurare la fine di un percorso virtuoso costruito negli anni, superando le questioni tecniche-burocratiche che possono mettere a rischio le tante attività culturali, sociali, sportive tenutesi sino ad oggi. Resta forte la preoccupazione nei referenti dell’Officina delle Culture Gelsomina Verde di Scampia e nelle realtà associative che all’interno vi operano per la situazione di stallo rispetto all’affidamento e alla gestione futura della struttura di via Arcangelo Ghisleri, ex piazza di spaccio riqualificata nel 2012. L’edificio, dopo l’assegnazione alla cooperativa (R)Esistenza, nel 2013 passa nella disponibilità del patrimonio della società dei rifiuti Asìa. A seguito della scadenza del 2018, il comodato d’uso non viene rinnovato né si procede ad una definitiva assegnazione e nei fatti chi opera nell’attuale sede dell’Officina delle Culture lo fa senza averne piena titolarità.

Il sit-in in piazza Municipio

Si spiega così il sit-in di questa mattina di parte degli attivisti dell’Officina delle Culture di questa mattina dinanzi Palazzo San Giacomo.  «Dal 2017 stiamo chiedendo di risolvere la questione, senza ricevere risposte – sono le parole di rabbia del presidente della Cooperativa (R)esistenza Ciro Corona –  Ci sono 50 ragazzi che non sanno più dove far attività, 600 persone che non hanno più un punto di riferimento e 12 detenuti che saranno costretti a tornare a Poggioreale se le attività, ora ferme, non riprenderanno. Al momento le uniche che si tengono sono quelle della palestra all’aperto ma non abbiamo le assicurazioni».

L’appello della mamma di Gelsomina

In disparte in piazza Municipio, mentre i ragazzi ballano, c’è Anna Lucarelli, la mamma di Gelsomina Verde alla quale è intitolata l’Officina delle Culture e simbolo di una stagione terribile per Scampia, che il quartiere si è lasciato alle spalle pur tra mille difficoltà ancora persistenti. Gelsomina è la ragazza di soli 21 anni torturata, uccisa e successivamente bruciata nel 2004, nel pieno della prima faida di Scampia, dal clan Di Lauro che all’epoca era in guerra con gli Scissionisti (gli aguzzini volevano sapere, invano, da Mina dove si trovasse un affiliato degli Scissionisti stessi che la 21enne conosceva). «Questo posto non deve chiudere, è l’unico che ricorda mia figlia, una ragazza che andava a Scampia facendo volontariato in favore dei bambini. Gelsomina non può essere dimenticata, ci sono vittime innocenti di camorra di serie A e di serie B?» si chiede tra le lacrime Anna.

Le soluzioni

A fine mattinata, una rappresentanza dell’Officina delle Culture incontra il vicesindaco Enrico Panini e l’assessore al Patrimonio Alessandra Clemente. Nel corso del colloquio viene ribadito come il Comune e Asìa procederanno ad una permuta volta ad individuare una nuova struttura da destinare alla società dei rifiuti e consentire così alla Cooperativa (R)Esistenza e alle decine di associazioni di essere riconosciute dal Comune continuando così a nella struttura di via Arcangelo Ghisleri. Il tutto dovrà passare attraverso l’approvazione del bilancio e del Piano Urbanistico Generale. Nel frattempo che questo atto si compia, presumibilmente nel prossimo autunno, si lavorerà per un riconoscimento provvisorio che abbia validità giuridica nelle more della stipula del contratto definitivo.

di Antonio Sabbatino