VERSO LA FASE TRE. SCACCO ALLA CRISI IN DIECI MOSSE L’EDITORIALE

Ha ragione chi suggerisce di mettere a frutto quello che ci è capitato; non possiamo permetterci di dimenticarlo in quanto abbiamo pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane, libertà personali, energie lavorative ed economiche, per non capire che le prossime scelte  dovranno essere soprattutto di carattere sanitario, economico,  ambientale, culturale, fiscale, politico,  sociale.

La seconda cosa che non possiamo più permetterci è quella di continuare a litigare a livello politico! I cittadini sono cresciuti e gli attuali politici se vorranno sopravvivere dovranno dimostrare impegno e capacitàdi anteporre gli interessi nazionali ai calcoli elettorali. Dobbiamo pensare che è come se fossimo in guerra, che il nostro nemico è invisibile e che, anche se sconfitto, potrebbe nuovamente invaderci.

La terza raccomandazione è forse la più facile da attuare: essere finalmente virtuosi da parte di tutti, rispettando le regole; e noi italiani di ogni latitudine e credo politico lo abbiamo dimostrato superando con grandi sacrifici la Fase uno. E il rispetto delle regole vale soprattutto per una parte delle classi imprenditoriali (smettendola di evadere le tasse) e per la politica. Tra l’altro, abbiamo recentemente verificato che l’evasione ha fortemente penalizzato persino le imprese che ne avevano  scorrettamente beneficiato  attraverso gli attuali minori sostegni economici da parte dello Stato (infatti se per anni hai “dichiarato” un reddito di 800 euro al mese, come puoi affermare di aver bisogno di ulteriori sostegni?). Ma anche la politica dovrà assolutamente evitare di dirottare verso altri impegni i sostanziosi contributi economici che saranno erogati in sede comunitaria con un preciso indirizzo.

Il quarto invito è quello di  essere lungimiranti: sarà bene smettere di continuare a tappare i buchi o a passare una mano di vernice sulla parete incrostata;  lungimiranza significa che oggi dobbiamo pensare al futuro, alle prossime generazioni; non possiamo limitarci a ennesimi rattoppi, ma dobbiamo rigenerare completamente il sistema e ne abbiamo la possibilità. E’ questa è l’occasione propizia per trasformare i punti di debolezza in  punti di forza; lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti.

La quinta raccomandazione è quella di non perdere altro tempo per decidere il da farsi e, una volta deciso, metterlo in atto; è questa è chiaramente la più ambiziosa delle raccomandazioni.

Alle prime cinque mosse di carattere motivazionale appena evidenziate, ne seguono altrettante di carattere operativo, che qui di seguito provo a riepilogare mettendo in evidenza la necessità di avere:

  1. una visione d’insieme dei principali interventi da mettere in campo: a) dal rilancio del sistema sanitario pubblico (in proposito appare necessaria l’attivazione del MES); b) all’impulso da dare   agli investimenti privati e pubblici, industriali e infrastrutturali (enormi sono stati i cali di fatturato e i mancati incassi da parte della maggior parte delle imprese), abbandonando l’eccessiva difesa dei redditi e dei consumi individuali, pensando anche alla nazionalizzazione di alcune grandi imprese e banche non in grado di reggere l’attuale impatto o che non riuscissero a riconvertirsi; c) al rilancio dell’ambiente e dell’ecologia contrastando la costante erosione della biodiversità  animale e vegetale derivante dal riscaldamento del pianeta; d) al nuovo interesse da manifestare verso la cultura e la modernizzazione del mondo della Scuola;e) alla lotta alle mafie e all’usura fino al rilancio dei beni comuni, coinvolgendo il non profit  (Terzo settore), che come noto si pone in posizione intermedia tra il primo settore (lo Stato, la Pubblica Amministrazione) e il secondo settore (il For profit, il Mercato); avviando progetti destinati alla promozione della responsabilità e della solidarietà; f) alla eliminazione della povertà, sia per una ragione di ordine sociale, sia per interesse generale, perché il degrado di ognuno può provocare epidemie per tutti; g) ad un intervento deciso per un sostanziale contenimento del debito pubblico, la cui crescita di questi ultimi anni ha frenato gli investimenti; infatti, accumulando debiti su debiti si indebolisce la nostra credibilità sui mercati, senza tener conto che l’enorme indebitamento rischia di provocare seri contraccolpi alle generazioni future; h) ad un sostanziale e deciso taglio delle tasse, necessario anch’esso per rafforzare le imprese, sostenere i consumi e, non ultimo, ridurre l’evasione fiscale;
  2. la pianificazione dei costi da sostenere (uscite): una volta rilevati e condivisi i vari interventi, sarà buona prassi determinare e rendere pubblici i costi preventivati (per ciascuno degli investimenti individuati), tenendo presente che, per essere efficaci e poter beneficiale del cd. “effetto domino”, dovranno essere attuati in un arco temporale non superiore ai due anni;
  3.  l’utilizzo delle risorse europee (disponibilità): con riferimento agli otto principali interventi da mettere in campo, precedentemente individuati al punto 1), le disponibilità potrebbero così reperirsi: per la sanità (lettera a) attraverso il MES; per gli investimenti, ambiente, scuola, Terzo settore, lotta alla povertà (lettere b, c, d, e, f) attraverso i fondi europei;
  4. recupero di risorse aggiuntive (disponibilità) da mettere in campo per far fronte alla diminuzione del debito pubblico e taglio delle tasse (lettere g ed h del punto 1) il cui reperimento è nella disponibilità dello Stato,  i cosiddetti “fondamentali”, cioè quella parte del patrimonio pubblico di pronta realizzazione da cui si potrebbero reperire almeno 150 miliardi di euro.Anche per questi ultimi  interventi  si dovrà mettere in atto un’azione relativamente veloce attraverso la  creazione di pacchetti di misure straordinarie da utilizzare per la riduzione dello stock del debito pubblico, per la riduzione delle tasse e per quant’altro non si riuscisse ad affrontare attraverso le risorse dei fondi europei. E’ questo, quindi, il momento in cui si dovrà intervenire, in termini forti, determinati e coerenti, azionando:  una decisa lotta all’evasione fiscale e confisca dei beni alle mafie;  l’eliminazione di enti inutili;  una vendita ragionata  di  immobili di Enti e Regioni; una vendita del patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica (ERP); una vendita parziale del patrimonio immobiliare del Demanio e della  Difesa; un ridisegno delle concessioni; la vendita di alcune partecipazioni statali; la predisposizione di una maggiore produttività nei restanti mesi di quest’anno e in quelli dei prossimi due anni (almeno). L’eccezionalità della situazione impone di prendere in considerazione anche misure che potrebbero risultare impopolari come la patrimoniale e il condono.  In definitiva la doppia consistente immissione di liquidità (fondi europei e nostre risorse aggiuntive), la riduzione del debito pubblico e la riduzione delle tasse potrà rappresentare lachiave di volta per un realistico rilancio dell’economia e il consolidamento dell’intero sistema;
  5. un governo stabile e autorevole:  la ricostruzione economica che si sta per avviare avrà però bisogno di molta determinazione e coraggio; potrà essere l’occasione “non prevista” e, quindi, straordinaria e opportuna perché  oggi possano trovare spazio quelle trasformazioni che fino a ieri  sembravano inconcepibili nel dibattito parlamentare. Ora però non possiamo più  esimerci dalla assoluta necessità di definire al più presto un nuovo modello di ripresa, magari del tipo di quello proposto, con la raccomandazione che, una volta studiati ed approfonditi gli interventi, questi dovranno essere attuati “contemporaneamente” per beneficiare dell’effetto domino che, viceversa, se fossero diluiti nel tempo, rischierebbe di auto-esaurirsi. Ecco quindi la necessità di un governo stabile e autorevole, eventualmente con la partecipazione di tutti i partiti, se ne maturassero le condizioni politiche che oggi, purtroppo, non appaiono sussistere in quanto prevale lo spirito della contrapposizione.

Per il momento, siamo ancora nella fase due caratterizzata da interventi assistenzialistici che nel breve termine possono solo servire da palliativo ma da cui non è possibile che nasca alcuna ripresa. Con quanto proposto si intende contribuire  al necessario dibattito pubblico perché il sistema Paese punti finalmente ad una strategia globale di sviluppo; solo allora potremo dire di essere davvero nella fase tre.

Lorenzo Maria di Napoli

Manager aziendale impegnato nel Terzo settore