Violenza alle donne, come si organizzano i CAV in tempo di covid-19

Se nel mese di gennaio e febbraio di quest’anno si è registrato un decremento – fa sapere la Ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti – nell’utilizzo del numero antiviolenza e antistalking rispetto agli stessi mesi e al dato medio mensile di telefonate del 2019, durante il lockdown da Covid-19 è cresciuto il numero di donne che si sono rivolte alle linee di pubblica utilità.Infatti nei mesi di marzo e aprile si è assistito ad una crescita importante delle telefonate e dei contatti – il Ministero ha reso disponibile anche l’app 1522 – per segnalare episodi di violenza domestica e chiedere aiuto.

Ma, è importante dirlo, i Centri Antiviolenza non hanno mai smesso di funzionare e sin da subito hanno riorganizzato le loro attività per andare in soccorso di tutte le donne che, costrette in casa con uomini pericolosi, in una situazione che può acuire i comportamenti aggressivi, sono maggiormente esposte al rischio di violenza. «All’inizio dell’emergenza Covid-19 anche noi, come quasi tutti i centri antiviolenza, – spiega Elisabetta Riccardi, presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Kassandre” di Ponticelli – abbiamo registrato un minor afflusso di richieste, ritornato alla normalità dopo la pausa di Pasqua quasi sicuramente grazie alla corretta informazione promossa dal Dipartimento per le Pari Opportunità».

Il Centro Antiviolenza le Kassandre è stato uno dei primi ad attrezzarsi per dare continuità ai servizi offerti svolgendo la propria attività in remoto.«La prima accoglienza avviene sempre per via telefonica – continua la dottoressa Riccardi – e in questa sede si valuta, secondo le problematiche e le urgenze rappresentate, se è necessario un approfondimento via skype, successivamente si fa un passaggio legale o psicologico oppure entrambi. In questa particolare circostanza il problema della privacy è più accentuato visto la costrizione in casa, ma il CAV cerca di trovare soluzioni personalizzate alle difficoltà, compresa quella della mancanza, da parte di chi cerca aiuto, di apparecchiature informatiche. Seppur utilizzando solo lo smartphone, il Centro riesce a mantenere la costanza nel contatto e nella cura delle proprie utenti».

Ma l’iniziativa più interessante è la campagna di sensibilizzazione lanciata poche settimane fa da Le Kassadre e rivolta a vicini di casa, parenti e amici di donne esposte a rischio di violenza per spiegare loro quanto possano essere preziosi nell’allertare le forze dell’ordine su situazioni di pericolo che le vittime non possono segnalare in prima persona perché impossibilitate o fortemente limitate nei contatti con l’esterno. «Una campagna che – dice la Presidente dell’Associazione – ha dato già qualche frutto. Una volta appurata la necessità di allontanare da casa la donna, magari insieme ai suoi figli, oggi, in piena emergenza covid-19, con regole stringenti sul distanziamento sociale e sulla prevenzione del contagio, è sempre possibile trovare posto in una casa di accoglienza?».

«In considerazione dell’obbligo di prevenire i contagi il Comune di Napoli ha reso disponibili – afferma sempre Elisabetta Riccardi – posti letto in strutture ricettive quali bed&breakfast, con la possibilità che le donne collocate abbiamo come punto di riferimento i Centri Antiviolenza, ma è chiaro che questa deve essere una soluzione temporanea perché è monca di tutta la parte della presa in carico strutturata. Sicuramente – chiosa la Presidente – è auspicabile, in generale, un sempre maggior coinvolgimento della rete dei CAV, pronti ad offrire idee e collaborazione per affrontare questo momento così difficile e delicato».