DIRITTI DEI MIGRANTI: LO STATO DOVRA’ RESTITUIRE LA TASSA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO. A NAPOLI IL PRIMO CASO DI RIMBORSO A UNA FAMIGLIA DEL BURKINA FASO

NAPOLI- Sono scappati dalla loro terra in cerca di pace e di futuro. Papà Daouda e mamma Salamatou nove anni fa hanno intrapreso un viaggio che dal Burkina Faso li ha portati a Napoli insieme ai loro due bambini, Daouda e Fadilata. Oggi sono una famiglia pienamente integrata nel tessuto sociale della provincia: vivono a Melito, Daouda si guadagna da vivere lavorando come operaio edile mentre Salamatou fa la casalinga e bada ai due figli maggiorenni di 22 e 18 anni e agli altri tre piccoli nati qui in Italia. La famiglia Compaore, dopo aver ricevuto il permesso di soggiorno nel 2009, si è rivolta alla CGIL denunciando di aver dovuto pagare ingiustamente una tassa iniqua per rinnovare il proprio permesso di soggiorno. Era il 2012, anno in cui entrava in vigore il decreto voluto dal governo Berlusconi che introduceva una tassa (da 80 a 200 euro) per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno. La famiglia pagò 500 euro di tasse, un esborso che la Corte di giustizia europea ha definito illegittimo e ora, grazie a una storica sentenza del tribunale di Napoli, lo Stato dovrà restituirgli quanto versato.

“Oggi risolviamo un problema economico piccolo ma che ci portiamo avanti da tempo – racconta il figlio maggiore della famiglia Compaore, Kassoum -. Siamo arrivati nove anni fa dal Burkina Faso e ci siamo appellati alla Cgil quando ci hanno chiesto una tassa ingiusta”. Kassoum va a scuola, frequenta l’ultimo anno dell’istituto alberghiero Vittorio Veneto di Scampia, a Napoli, e da grande sogna di fare il cuoco. “Spero di restare in Italia ma sono disposto anche ad andare in altri Paesi europei per lavorare”. E’ una storia di integrazione possibile quella che racconta il 22enne burkinabè: “già dai primi anni di scuola mi sono sentito accolto. Per strada qualcuno mi disturba ma questo succede in tutto il mondo, l’Italia è accogliente, lo sono i cittadini ma non lo è la politica. Ho molti amici venuti qui con i barconi che hanno atteso i documenti per un anno o per due dopo aver fatto richiesta. Le cose in Inghilterra e in Germania funzionano molto meglio”. Kassoum si appella alla politica, in particolare “perché a volte guardo la tv e sento le interviste di certi personaggi come Matteo Salvini. Io lo odio, credo che dovrebbe girare il mondo e capire cosa vuol dire avere rapporti umani. Dovrebbero tornare a scuola, studiare e visitare il mondo”.

Kassoum e la sua famiglia si sono resi protagonisti di una importante lotta per i diritti che, secondo le stime della Cgil, potrebbe obbligare lo Stato a restituire 500 milioni di euro a tutti i migranti che dal 2012 al 2016 hanno versato ingiustamente la tassa di soggiorno. Il Patronato Inca, insieme alla Cgil, sta infatti portando avanti una campagna di richieste di rimborso, avviando delle cause “pilota” per chiedere all’Italia di rispettare la sentenza della Corte di giustizia europea che nel settembre 2015 ha definito illegittimo il decreto degli ex ministri Maroni e Tremonti. “Una parte dei contributi versati da migranti e richiedenti asilo per il permesso di soggiorno finiva nel fondo per il rimpatrio – spiega il commissario della Cgil, Walter Schiavella -. Con questa sentenza, la prima positiva tra tanti procedimenti avviati, facciamo giustizia per tanti lavoratori migranti e per le famiglie di stranieri che vivono nel nostro Paese. E’ un altro piccolo muro che siamo riusciti ad abbattere in nome dell’integrazione”.

di Nadia Cozzolino

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