Per i rom, con i rom. La Commissione europea al fianco dei media per una corretta informazione

romROMA-  Il problema dei rom. Nella quasi totalità dei casi in cui si parla di cittadini di etnia rom accanto compare la parola problema. I motivi di questa principali sono due: ignoranza e interesse. Dal primo viene da sè la discriminazione. Il secondo è legato a doppio filo alle istituzioni che, con la parola problema, che in passato era emergenza, riescono a ricevere fondi  per contrastare il fenomeno. Per far fronte all’ignoranza del tema il ruolo dei media è centrale. Per questo la Commissione europea ha deciso di organizzare in otto Paesi europei (Romania, Ungheria, Bulgaria, Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Germania, Italia) un seminario per far conoscere meglio e da vicino le realtà rom e, soprattutto, quelle che lavorano a stretto contatto con loro. Il seminario italiano, tenutosi a Roma il 27 e 28 giugno, ha visto la partecipazione di giornalisti provenienti, oltre che dall’Italia, da Paesi quali Slovenia, Grecia, Ungheria, Repubblica Ceca ed altri.

L’Italia è anche uno dei Paesi dell’Unione con le maggiori violazioni dei diritti dei rom, come quello ad un alloggio adeguato. Su questo punto sono interessanti i numeri forniti dal presidente dell’associaizone 21 luglio, Carlo Stasolla. «In Italia, secondo le stime ufficiali vivono 180mila rom. Di questi 140mila vivono in case». Tuttavia l’Italia viene definito il Paese dei campi, che sono finanziati da denaro pubblico. «C’è un enorme flusso di denaro pubblico ed è dunque facile che la criminalità entri in questo sistema. Solo a Roma nel 2013 sono stati spesi 23 milioni di euro», denuncia Stasolla. Non solo il costo per il mantenimento dei campi, ma anche quello, ad esempio, degli sgomberi, ognuno dei quali costa circa 1250 euro a persona. L’Ue destina i fondi per i rom per l’integrazione e per il superamento dei campi,l’esatto contrario di quello che avviene ed anche rispetto alla destinazione dei fondi nazionali, utilizzanti appunto per il mantenimento dei campi.

 

di Ciro Oliviero

 

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