Migranti e primarie: una cosa poco seria / IL COMMENTO

 

primarieNAPOLI – Mancano pochi giorni alle primarie del Pd a Napoli e, dopo quanto successo a Milano (ma anche alle stesse primarie di Napoli 5 anni fa) viene da porsi un paio di domande: voteranno di nuovo anche i migranti? E se sì, ha davvero senso? L’articolo 7 del Regolamento che disciplina le Primarie chiarisce che nell’elettorato attivo vanno inclusi “i cittadini di altri Paesi in possesso della Carta di soggiorno”. Ergo  la risposta alla prima domanda è sì. Anche se andrebbe spiegato agli estensori del regolamento che la carta di soggiorno non esiste più addirittura dal 2007 (sostituita dal permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo). E già questo ci fa capire con quanta serietà venga preso in considerazione questo tema.

Per rispondere alla seconda vanno premesse alcune considerazioni. Innanzitutto alle primarie si decide il candidato Sindaco che poi gli stessi elettori delle primarie voteranno alle elezioni “vere”. Ma i migranti non hanno diritto di voto in Italia. Sono convinto che questo diritto gli dovrà essere prima o poi riconosciuto, a cominciare almeno dalle elezioni locali. Se non altro pagano le tasse come e più di noi italiani, ed hanno diritto di partecipare alla scelta di chi quelle tasse le amministrerà. Dunque si chiede ad alcune persone di decidere chi costruirà una casa nella quale poi non potranno entrare. A me, francamente, continua a sembrare una presa in giro.

Che poi il voto dei migranti alle primarie venga più o meno regolarmente strumentalizzato è, a mio avviso, una diretta conseguenza di quanto sopra. Un candidato può promettere qualsiasi cosa ai potenziali elettori migranti durante la campagna per le primarie, per convincerli, con mezzi leciti o anche meno, a votare per lui. Tanto poi non ne dovrà mai dare conto successivamente, visto che quegli stessi elettori non saranno più tali nella fase successiva e decisiva. Anche questa è, nella migliore delle occasioni, una cosa poco seria.

Dunque la mia risposta alla seconda domanda è decisamente no. Se i partiti e i candidati hanno davvero a cuore la partecipazione dei migranti alla vita democratica di questa città e di questo Paese, si impegnino perché questa partecipazione sia effettiva. Chiedano e si adoperino perché ai migranti sia concesso il voto (e di potersi candidare) almeno alle elezioni locali. E fino ad allora evitiamogli, per favore, questa presa in giro. Anche perché in questo caso, alla fine, parliamo di un partito al governo nazionale: quindi se non ora quando?

di Marco Ehlardo

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