Detenuti che diventano pasticcieri: ecco i dolci “made in carcere”

torta4NAPOLI – Servono, invitano, aspettano un gesto che possa far intuire se c’è stato o meno gradimento. Sono raggruppati in un angolino. Ansiosi. Hanno preparato crostate, semifreddi, capresi, tiramisù. Un lungo tavolo imbandito di torte perfette. Sono i dolci made in Poggioreale, preparati da 10 pasticcieri particolari, i detenuti, in occasione della festa di chiusura del corso di pasticceria, che li ha visti impegnati tra fornelli, crema e speranza per oltre 6 mesi. Promosso dall’Associazione “ La Mansarda”, il percorso rieducativo rivolto ai reclusi, ha offerto loro un’ opportunità per il reinserimento socio-lavorativo. Un’attività svolta dai ragazzi con passione, che ha permesso di creare e garantire momenti e spazi di condivisione e socializzazione, attraverso un progetto che ha avuto come faro, la certezza della necessità di tenere alta l’attenzione su una sempre più urgente idea di continuità ed attuazione concreta del principio di umanizzazione della pena. «Alla persona che sbaglia – dichiara Samuele Ciambriello, presidente dell’associazione- va tolto il diritto alla libertà, ma non il diritto alla dignità. Abbiamo voluto credere che essere diversi si può. Ci siamo relazionati coi detenuti, la nostra sfida è stata quella di andare oltre le mura dell’indifferenza e ci siamo riusciti». Presenti all’ iniziativa, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza Carmine Antonio Esposito, il Provveditore regionale campano dell’Amministrazione Penitenziaria Tommaso Contestabile, la Garante dei detenuti Adriana Tocco, e il Direttore del carcere Antonio Fullone.

AL DI LA’ DELLE BARRICATE- Tirano un sospiro di sollievo. Tutto quello che hanno preparato è stato apprezzato. Il loro sguardo, di tanto in tanto corre al di là di quelle finestre, fatte di barricate e nostalgia che dividono due mondi di una stessa vita. «Siamo diventati amici,- dicono- ci vogliamo bene. Oggi siamo felici, ma anche dispiaciuti perché l’esperienza più bella della nostra vita, volge al termine. Però non ci abbattiamo. Sogniamo di aprire, una volta fuori, una torteria tutti insieme.» Progettano ad occhi aperti i ragazzi di Poggioreale, dietro sbarre a volte protettive, a volte prepotenti. Chiedono di poter avvisare le proprie madri “saranno contente, saremo in televisione”, ripetono entusiasti. Poi salutano lanciando un appello: «Fate studiare i “nostri” piccoli. Istruite i “nostri” bambini, non devono fare la nostra fine. Solo la cultura potrà salvarli».

di Carmela Cassese

 

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