EDITORIALE/ La Gori, la rivolta dell’acqua e l’importanza di fare rete

NAPOLI- La vicenda è nota: il tentativo – da parte della Gori, la società che gestisce il servizio idrico per un milione  e mezzo di cittadini delle province di Napoli e Salerno – di addebitare agli utenti un ricalcolo delle tariffe dei consumi dal 2006 in avanti ha visto una vera e propria sollevazione popolare, a partire dalle associazioni dei consumatori a gruppi spontaneamente costituiti, dai comitati per l’acqua pubblica alle amministrazioni comunali, dalle parrocchie ai partiti, tutti hanno fatto muro e per ora il risultato è stato positivo. Le bollette sono state sospese, in attesa di una istruttoria normativa delle autorità di settore. Il tutto in una materia su cui l’attenzione rimane alta e su cui i cittadini si sono espressi chiaramente qualche anno fa con un referendum il cui spirito, diciamo così, è rimasto un po’ lettera morta in pratica.

A ben vedere l’elemento maggiormente significativo che si può cogliere da questa vicenda è proprio la risposta unanime della gente, a tutti i livelli di rappresentanza e il fatto che per una volta si sia parlato tutti con una sola voce. Anche la politica ha fatto la sua parte – retropensiero maligno: forse perché gli incassi della Gori non vanno a puntellare i conti dei loro enti ed ingrassare le loro prebende – gli amministratori locali, i partiti politici, i rappresentanti istituzionali si sono fatti portavoci del disagio dei loro amministrati. Ora che un primo risultato è stato ottenuto, va detto che questa vicenda insegna che quando le risposte sono compatte ed unanimi si conta qualcosa ed i risultati si ottengono. Tutto il mondo del sociale, con in testa le associazioni dei consumatori cui spetta istituzionalmente la rappresentanza delle istanze degli utenti, ha saputo anche inconsapevolmente  mostrarsi compatto. Fare rete si conferma un valore aggiunto ineguagliabile.

Un’ ultima considerazione. La ritariffazione dei consumi arriva a dare ossigeno ai conti di un’azienda in difficoltà, provata dalla restituzione delle quote di depurazione ai cittadini. Insomma, cercano di riprendersi con una mano quello che sono stati costretti a restituire con l’altra. Si ciancia tanto di mercato, ma alla fine i comportamenti sono sempre gli stessi, la vacca da mungere sono sempre gli utenti.

                                                                                                                                                                                                                 Giuseppe Ambrosio                                                                                                                                                          (Direttore Responsabile Comunicare il Sociale)

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