Assostampa, comunicato sindacale

Il presidente dell’Assostampa Campania, Enzo Colimoro, in merito al comunicato pubblicato dall’agenzia ANSA alle ore 16,39 di ieri ha dichiarato quanto segue:
“Se in linea di principio, come si evince dal comunicato, si fosse trattato solo del Regolamento e della Legge ordinistica per le elezioni delle cariche 2013-2016, non avrei avuto nulla da obiettare. Invece, rispetto a quanto riportato nel comunicato dell’Ordine della Campania, ci troviamo di fronte ad una spartizione senza precedenti di deleghe che non hanno alcun riscontro nella Legge e nel suo Regolamento: Giuseppe De Martino, segretario (delega alla multimedialità e all’innovazione) Paolo Mainiero, tesoriere (delega ai rapporti istituzionali e legge 150), Rossana Russo (delega ai rapporti con le TV regionali, pari opportunità, progetto istituzioni e media per la diffusione della cultura e della legalità) Vincenzo Esposito (delega scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa, progetto giovani e nuovi giornalismi). Al presidente Lucarelli le deleghe alla disoccupazione, precariato e rapporti con il Sindacato. Siamo di fronte al palese tentativo di tenere con la colla del clientelismo una maggioranza che altrimenti non esisterebbe, regalando incarichi che nella legge ordinistica non esistono. Siamo di fronte ad un manuale Cencelli riveduto e corretto da Ottavio Lucarelli. Nascondersi dietro ai colleghi che attendono l’esito delle loro istanze è pretestuoso e fuorviante perché il Consiglio avrebbe potuto e può decidere, in attesa delle decisioni sul ricorso, con l’ordinaria amministrazione l’esito delle stesse. Aver dispensato deleghe solo a cinque consiglieri su nove è la dimostrazione chiara ed inequivocabile di una gestione familistica e privatistica, altro che legalità e trasparenza. Non voglio dare giudizi in merito, questo compito lo lascio ai colleghi giornalisti della Campania che hanno intelligenza, professionalità e competenza per capire che si intende guidare l’Ordine della Campania, il terzo ordine d’Italia, con un solo voto di maggioranza in Consiglio e con soli 2 voti di differenza in una contestatissima urna elettorale (circostanza per la quale pende il ricorso del collega Petino al Consiglio Nazionale).

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